Agritecnica, dalle macerie fino alla Purina
San Felice. L’azienda di Gabriele Bianchini ha perso 5mila metri di capannoni ma ha una nuova casa
SAN FELICE. Davanti all’azienda c’è il trattore da cui è iniziata l’attività dell’azienda di famiglia, giunta alla quarta generazione e costretta a fare i conti con la calamità naturale che nel 2012 ha messo a dura prova la Bassa: il terremoto. Agritecnica, azienda che, come suggerisce il nome, opera in campo agricolo con mietitura, aratura, trebbiatura e raccolta delle orticole per marchi quali Orogel, è rinata dalle sue ceneri, sfidando una sorte che era tutto tranne che rosea.
«Prima di maggio 2012 avevamo la sede a Rivara - spiega il giovanissimo Matteo Bianchini, 22 anni, anima dell’azienda con il padre Gabriele alla madre Annalisa e la sorella Alice - il terremoto ci ha colto all’improvviso e in pochissimi secondi metà dei capannoni sono crollati e l’altra metà sono risultati da demolire. Abbiamo perso circa 5mila metri quadrati di capannoni ma non abbiamo potuto fermarci, le commesse continuavano ad arrivare e i clienti non potevano attendere. Così, nel cortile di Rivara, armati di coraggio abbiamo continuato l’impresa fino a quando a settembre 2012 è saltata fuori l’occasione dello stabilimento ex Cargill Purina dove ci troviamo ora, da luglio 2013. Qui abbiamo la possibilità di usufruire di spazi importanti, indispensabili ad ospitare le nostre 11 mietitrebbie oltre alle altre 50 macchine tra camion, escavatori e trattori agricoli che, fortunatamente, con non si sono danneggiate, ad eccezione di un piccolo problema, se commisurato all’entità del capannone, di 10mila euro. Per trasferirci nella nuova sede, abbiamo fatto un notevole investimento, e un altro grosso sforzo è servito per anticipare i soldi della demolizione delle strutture danneggiate. Nel nostro cortile c’era una torre alta 50 metri e avevamo l’obbligo di abbatterla. La demolizione è durata da aprile a novembre 2013, ed è in fase di ultimazione. Nel frattempo abbiamo costruito cinque capannoni nuovi, che ci hanno dato la possibilità di avviare nuove attività quali lo stoccaggio dei cereali, e di conseguenza aumentare il fatturato. Abbiamo presentato in Comune un progetto di massima che prevede la costruzione di un capannone, metà officina e metà ricovero attrezzi, e il mantenimento dei silos per lo stoccaggio dalla portata di 50mila quintali che ci permetterebbe di assumere due persone che si aggiungerebbero a quei 25 dipendenti che ci sono da sempre vicini. Dopo il sisma ci dissero: “il vostro lavoro è il nostro lavoro. Una frase che non dimenticheremo mai”.
Serena Arbizzi
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