Cavezzo evita un milione di risarcimento
Il Tar boccia il ricorso presentato dalla biomedicale Artech per una demolizione ritenuta illegittima
CAVEZZO. Sotto quelle macerie c’erano oltre un milione di euro di prodotti biomedicali, ma la demolizione ordinata dall’ex sindaco Draghetti non aveva permesso il recupero dei preziosi dispositivi. Nonostante la disponibilità della Regione a rimborsare anche le scorte andate distrutture a causa del terremoto, la Artech, azienda biomedicale tra le più conosciute in zona, ha deciso di impugnare quell’ordinanza, chiedendo al Tar di disporre il risarcimento milionario.
A distanza di oltre due anni, però, il tribunale amministrativo ha bocciato il ricorso, evitando all’amministrazione comunale, alla presidenza del Consiglio e al ministro dell’Interno di scucire un rimborso esorbitante.
Per raccontare la vicenda bisogna riavvolgere il nastro e tornare al 29 maggio 2012. La violenta scossa distrugge parzialmente il quartier generale dell’unico distributore italiano di pompe Jarvik per l’assistenza ventricolare, in pieno centro storico. Poco dopo il sindaco, per permettere l’accesso ai mezzi di soccorso e l’incolumità delle persone ordina di demolire ciò che resta. «Senza nemmeno il preavviso - disse ai tempi il presidente di Artech, Emilio Contini - la delibera mi è stata mostrata tre giorni dopo, ma non voglio fare polemiche».
Eppure pochi mesi dopo venne presentato in tribunale un ricorso per “risarcimento danni”. A proprio sostegno la Artech, rappresentata dagli avvocati Laura Gringeri, Giovanni Mastrangelo e Claudio Calabrese, porta “la carenza di adeguati accertamenti istruttori e di puntuale motivazione della decisione, a fronte di una sola generica indicazione della situazione di pericolo che avrebbe resa necessaria e inderogabile l’immediata demolizione dell’immobile, ma anche di una incompleta identificazione delle parti pericolanti dell’edificio da abbattere”. L’azienda censura anche l’atteggiamento del sindaco che non ha rispettato il “principio di proporzionalità”. Semplificando: seconda Artech quella demolizione non era supportata da documenti tecnici e si è abbattuto l’intero edificio senza valutare cosa poteva essere salvato, prodotti biomedicali compresi.
Di fronte a ciò il Tar eccepisce che ci si trovava in un contesto d’emergenza e seguendo norme semplificate “certamente atipiche”, seppur avvalorate da analisi tecniche. Il tribunale ritiene inoltre che “non si può dichiarare illogica la scelta di optare per la demolizione anziché il transennamento”, aggiugendo che la questione dell’imminente pericolo di crollo, contestato successivamente da Artech con una perizia, amplia l’oggetto del contendere e quindi non può essere preso in considerazione. Per tutto questo il Tar boccia il ricorso ed evita un rimborso da 1,03 milioni.
Francesco Dondi
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