Piste chiuse per Natale «Niente neve, un disastro»
Continuano le alte temperature che non permettono l’apertura degli impianti La scuola sci: «In 25 anni mai capitata una cosa simile». Operatori disperati
Addio al fine settimana prenatalizio sugli sci: il Consorzio del Cimone ha comunicato ieri ufficialmente che non c'è nessuna speranza di riuscire ad aprire gli impianti del comprensorio sciistico dell’Appennino per domani e domenica. Si è tentato fino all'ultimo, ma «le condizioni climatiche continuano a non essere favorevoli», come sottolinea laconica la nota stampa diffusa dal Consorzio stesso che ogni giorno fa il punto della situazione. Niente da fare, con tutta la rabbia di sapere che basterebbe pochissimo per cambiare tutto: il potenziamento del sistema di innevamento artificiale permettebbe oggi, con al servizio un esercito di 300 aste o “cannoni sparaneve”, di coprire in pochissimo le prime piste. Ma serve almeno un -2 costante sulla colonnina di mercurio. Un niente per il Cimone: sarebbe come chiedere una folata di vento a Trieste. E invece continua l'altalena attorno allo zero, che fa cadere le braccia a tutti. «C'è caldo e noi siamo vincolati alla temperatura» sottolinea amaro Gianluigi Quattrini, direttore del Consorzio del Cimone. «Proprio ieri ho fatto un giro per vedere con quali tempi si riuscirebbe a far partire un impianto con neve artificiale. Siamo attrezzatissimi: già in 24-36 ore si inizierebbe con qualcosa, ma almeno deve restare freddo per un paio di giorni».
La preoccupazione, inutile dirlo, è tanta: «È una situazione di grande difficoltà, per noi e per tutto il comprensorio. Speriamo di poter avere presto notizie rincuoranti dal meteo». Ma per adesso non arrivano: «Purtroppo le uniche previsioni valide che si possono fare, quelle nell'arco di 5-7 giorni – osserva il meteorologo Luca Lombroso – non sono buone per chi ama lo sci. Oggi e domani continueremo ad avere temperature alte, con una massima di 12 gradi a 1500 metri. Poi domenica si avvertirà un calo, ma sotto Natale si ritorna su».
E Capodanno? «Chi vuole dare una risposta scientifica seria, si ferma: la verità è che non lo sappiamo». La situazione secondo Lombroso non va sentita come eccezionale: «Già dieci anni fa dicevo che gli effetti del riscaldamento globale potevano portare a scenari del genere. Anche il rapporto Ocse sui cambiamenti climatici e il turismo invernale avverte della dinamica in atto. Chi vive di turismo invernale in montagna deve pensare a un'offerta che non si basi più soltanto sulla neve».
Ed è quanto constatano ormai gli stessi albergatori: «Un'azienda come il comprensorio del Cimone che occupa migliaia di persone (tra imprenditori, partite Iva e dipendenti) non può essere così subordinata ai capricci del clima» rimarca Aurelio Marchioni, presidente del Consorzio Albergatori del Cimone.
«Bisogna differenziare l'offerta in modo che si possano avere riscontri turistici indipendentemente dal fatto che ci sia la neve d'inverno o il sole d'estate. Chiediamo aiuto alla Regione in questo, perché favorisca l'adeguamento del comprensorio». La fotografia, del resto, è allarmante: «C'è poco da fare, la gente ha disdetto perché qui vuole trovare la neve. Ci sono prenotazioni per il Capodanno, certo, ma quanti confermeranno se lo scenario resta questo? C'è grande apprensione fra tutti noi». «In 25 anni da direttore della Scuola di Sci di Sestola – sottolinea Luciano Magnani – non mi era mai capitato di non aprire il 24 dicembre. Con la neve artificiale si riusciva sempre a fare andare qualche impianto. La situazione è pesante per chi fa questo mestiere, un centinaio di persone sul Cimone e quasi 500 in regione. Calcolando che un maestro lavora tre mesi all'anno e che quello delle feste è il periodo clou, si può dire che questi ragazzi hanno già perso il 30% della loro fonte di reddito».
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