Alluvione: in arrivo avvisi di garanzia
La Procura ha terminato le indagini e ora sta valutando se ci siano indagati e per quali reati. Non escluso il disastro colposo
Inchiesta alluvione: il procuratore capo Vito Zincani ha reso noto che l’indagine condotta dal sostituto Pasquale Mazzei è formalmente chiusa. «Ora si tratta di valutare eventuali iscrizioni al registro degli indagati e anche quali siano i reati ipotizzabili». A domanda, Zincani ha chiarito: «Non si esclude l’ipotesi di reato di disastro colposo».
I tempi per le notifiche della conclusione indagini e successivamente per eventuali richieste di rinvio a giudizio sono ancora aperti: sicuramente si va da metà gennaio in poi.
L’inchiesta della Procura - un procedimento esclusivamente giudiziario e quindi molto diverso da quello condotta dalla Commissione della Regione - puntava a ricostruire eventuali responsabilità umane nel disastro che il 19 gennaio scorso ha portato ad allagare un’enorme parte della provincia, soprattutto la Bassa: danni per centinaia di milioni di euro dovuti alla rottura dell’argine maestro del Secchia lungo il Canaletto e che hanno colpito abitazioni private, negozi e attività produttive a San Matteo di Modena, Bastiglia, Bomporto, San Prospero, Camposanto, Finale, Medolla e San Felice.
La Procura ha raccolto documentazione e dati per capire lo stato dell’argine nel periodo precedente al cedimento sotto la pressione dell’acqua. Il culmine dell’indagine è arrivato il 5 febbraio quando gli agenti del Corpo forestale, con funzioni di polizia giudiziaria, si sono presentati alla sede dell’Aipo in centro storico a Modena e hanno acquisito numerosi atti. A rendere noto il blitz è stata Aipo stessa con un comunicato nel quale si diceva che da parte dell’ente preposto alla cura delle acque c’era massima collaborazione alle indagini. Gli aspetti più importanti per il magistrato sono stati fondamentalmente due: lo stato di manutenzione degli argini e i dati pluviometrici per capire il livello delle acque e lo stato degli argini al momento del cedimento. Il fascicolo era stato aperto immediatamente dopo il disastro che aveva portato anche alla scomparsa del 44enne Giuseppe Salvioli, in seguito ritrovato privo di vita. Subito le indagini erano state conoscitive: si doveva chiarire cos’era accaduto e se era ravvisabile la responsabilità umana, in particolare di chi doveva vigilare sul buono stato degli argini.
Poi alla fine di gennaio le indagini si sono intensificate. Lo stesso procuratore capo chiarì a suo tempo che nel corso degli accertamenti in base alla documentazione raccolta, risultava che ci fossero significative alterazioni all’argine di San Matteo dove è avvenuta la rottura. Come aveva già detto Aipo, la causa poteva essere la massiccia presenza di tane di animali. Ma la Procura ha puntato il dito contro i tassi più che contro le nutrie.
La notizia della conclusione delle indagini ha lasciato soddisfatto l’avvocato Massimo Jasonni che segue il Comitato Alluvionati Emilia-Romagna che raccoglie più di 700 adesioni. Si tratta di residenti, commercianti e imprenditori di Modena e della Bassa che per ragioni diverse sono rimasti gravemente danneggiati dalla marea di fango che per giorni ha devastato il territorio.
Carlo Gregori
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