E' Fabio Esposti il modenese dell'isis
Secondo i servizi segreti, è un convertito all’Islam, in un gruppo di quaranta miliziani combattenti per la Jihad in Libia e vuole diventare califfo
Sono italia convertiti all'Islam. Su Facebook inneggiano alla guerra. Così ora i servizi segreti italiani sospettano di loro, ipotizzando che possano essere diventati degli attivisti che vanno in Siria a combattere per la Jihad, la Guerra santa musulmana. Quaranta italiani in tutto, e tra loro anche due mantovani: sono Massimiliano Roveri, 42 anni, ex ristoratore ed ex benzinaio di Quistello; e di Fabio Esposti, 39 anni, nativo di Modena e residente a San Giacomo delle Segnate. Negli uffici del Viminale esiste un rapporto che riguarda un piccolo plotone di islamici di casa nostra, poco più di quaranta uomini tra i venti e i quarantacinque anni, monitorati dai servizi di polizia nell’ipotesi che rappresentino una qualsiasi minaccia terroristica. In realtà, molto spesso, per farne obiettivo di vigilanza per l’intelligence del ministero dell’Interno basta il sospetto nato dalla conversione alla fede musulmana e qualche esternazione radicale sui social network.
Quello che tutti sanno nei due paesi è che con la conversione alla fede in Allah i due, che sono amici, hanno cambiato aspetto, stile di vita e perfino il nome. Il primo si fa chiamare Maximiliano Abdel Rahim Roveri, l’altro Fabio Yahya Esposti. Sono davvero elementi pericolosi i due mantovani? Potrebbero fare davvero il gioco dei pochi occidentali di fede musulmana che dal 2011 sono partiti per la Siria a dare una mano ai ribelli che combattono il regime di Bashar al Assad o per altri Paesi per contribuire alla causa dell’Islam più radicale?
Secondo i servizi di sicurezza, riferisce il quotidiano La Repubblica, Esposti potrebbe essere «vicino a più gruppi terroristici». E avrebbe condiviso con l’amico di Quistello, i primi passi di un percorso di vita segnato da una forma pericolosa di integralismo religioso. Sempre secondo il quotidiano, Esposti avrebbe cercato all’inizio un modello di riferimento nel «progetto qaedista». Roveri, invece – secondo fonti vicine al Viminale – sarebbe «una figura non marginale in quell'ambiente di riferimento misto, italiani-stranieri naturalizzati, che fa la spola tra l’Italia e le zone in mano ai ribelli siriani, soprattutto quelle di Dayr az Zor e Aleppo». Sospetti, osservazioni e ipotesi che vanno a costruire una tesi secondo cui l’ex barista di Quistello avrebbe «evidenziato nel corso di questi anni forti derive jihadiste». Il capitoletto dedicato ai due mantovani nell’articolo de La Repubblica si conclude con l’osservazione – sempre presa da una fonte riservata dell’intelligence – secondo cui Roveri sarebbe un «soggetto in grado di fare propaganda». Cosa, questa, più che reale, visto che il suo nome da convertito svetta su un profilo Facebook zeppo di aforismi religiosi e motti di rigore morale estremo. In cui però non si fa mai riferimento diretto al terrorismo di matrice islamica ma piuttosto a un rapporto di sudditanza e aderenza totale ai testi sacri. Dalla Questura di piazza Sordello solo dichiarazioni laconiche e smentite: «Non abbiamo notizie di combattenti mantovani partiti per la Jihad». E ancora: «Non abbiamo attenzionato alcun individuo che abbia partecipato in modo diretto o indiretto ad attività legate alla Jihad».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
