Gazzetta di Modena

Modena

Tra ville storiche e casali feriti dal sisma

di Michele Fuoco
Tra ville storiche e casali feriti dal sisma

Il nuovo viaggio fotografico di Arrigo Barbieri nella sua Cavezzo per testimoniare il dolore e la volontà di rinascita

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CAVEZZO. Segni drammatici e indelebili ha lasciato negli uomini e nelle cose il terremoto di due anni fa nella Bassa.

Ad Arrigo Barbieri è stato necessario un secondo volume per documentare il disastro del sisma del 20 e 29 maggio 2012, a Cavezzo dove l’autore opera come fotografo dal 1964.

Centinaia di immagini per dare la dimensione della tragedia che ha sconvolto la geografia dei luoghi d'affetto e fa vacillare le tante memorie che le ville storiche, ma anche i rustici e caseggiati agricoli, ridotti ormai a rovine, ancora conservavano. Vengono privilegiati contenuti inquietanti in una successione di vedute dolorose che acquistano un incalzante ritmo narrativo dominato dalla fatalità, dal destino, dalla violenza di un fenomeno incontrollabile, come il terremoto.

Il bel panorama di Cavezzo centro del 1976, nella prima foto interna al volume, si rapporta con gli scorci offerti dalle altre immagini che indicano chiaramente la portata dei danni irreparabili che recano ora «case, fienili e stalle che - dice l’autore - seminati come le stelle del cielo apparivano distribuiti e posizionati come in un presepe popolando i paesi, le frazioni, le borgate delle nostre campagne».

L’esistenza umana si trama di pena di fronte a questo spettacolo assurdo perchè a Ponte Motta persino il cimitero è inaccessibile; ma anche di orgoglio, proprio della gente della Bassa che non vuole «dare soddisfazione alla paura determinata dalla terra che si è messa a ballare... noi risorgeremo ed io un giorno, non lontano - afferma il dott. Mario Frati Facchini - spero di rivedere, una stalla sulla cui facciata troneggi la testa del bue...».

L'itinerario che Barbieri traccia con le foto dà voce al dolore e alla sofferenza, individuale e collettiva, in quanto le scene sono di crudo realismo. Una visione quasi tetra offrono la chiesa parrocchiale, non solo a Cavezzo ma anche a Disvetro, Motta, Villafranca dove le statue di santi sembrano personificare una precaria condizione di sopravvivenza. Lo sguardo del fotografo va, in un coinvolgimento emotivo, anche alle chiese dei vicini: San Possidonio, Camurana. Una vera catastrofe che non ha risparmiato nemmeno i luoghi sacri. Intatte solo la Madonna di Lourdes e Bernardette in atteggiamento di preghiera, e il patrono San Egidio portato alla Reggia di Sassuolo per essere custodito assieme ad altre 1300 opere provenienti da edifici religiosi. Si avverte molto, secondo Barbieri la perdita della chiesa.

«Ai cavezzesi non importa che la chiesa abbia le solite pietre. Il concetto che ora prevale è di ricostruirla “com’ era e dov’ era” per la nostra comunità. Se non fosse così ci sentiremmo in un paese diverso».

Si assiste ad una concentrazione dolorosa di cumuli di ruderi, di brandelli di cose diverse, tra cui frugano le persone alla ricerca di ricordi. E le panoramiche a confronto, del passato e del presente, evidenziano quanto sia immane la sciagura, alla quale c’è una decisa volontà di reagire per tornare, con l’impegno soprattutto dei giovani, ad una possibile normalità, anche se ancora precaria. E questo desiderio è offerto dalle ultime immagini del libro che indicano una straordinaria convivenza, in via Ronchi, tra ruderi e rose, quasi ad indicare la continuità della vita. Il libro acquista valore di documento, con il proposito del fotografo di una larga comunicazione del disastro.

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