In paziente attesa
Per fortuna le classifiche ministeriali assegnano alla Toscana il primato della sanità efficiente, con l’Emilia scalzata dopo una vita. Altrimenti ci avrebbero detto ancor di più...
Per fortuna le classifiche ministeriali assegnano alla Toscana il primato della sanità efficiente, con l’Emilia scalzata dopo una vita. Altrimenti ci avrebbero detto ancor di più che va bene così, che abbiamo il meglio possibile in Italia. Se poi la nostra Gazzetta, spulciando e mettendo a confronto le liste d’attesa per una visita specialistica, scopre tempi biblici per una Tac e peggio per qualcosa di più sofisticato (in particolare a Modena che pure ha un’offerta sanitaria superiore ad altre province), pazienza: si vede che negli standard ministeriali ciò non conta.
Bravo, pare, chi riesce a chiudere un punto nascite con pochi parti all’anno e cuore in pace perché di fronte alle urgenze si riesce a intervenire con prontezza: la traduzione, passateci la provocazione, è che se vogliamo farci visitare è meglio ammalarsi gravemente, che si salta la fila. Da incompetenti, da cittadini con qualche acciacco e un’adesione convinta all’idea che sia meglio prevenire che curare, in tanti continuiamo a pensare che la qualità di un servizio sanitario si misuri anche, se non soprattutto, dall’accessibilità di quel servizio. E dal suo costo, visto che le lunghe attese sono di fatto un assist (quanto indotto, forzato o voluto non sappiamo) al privato, spesso travestito da pubblico (e viceversa) non solo sussidiario. Ma siamo incompetenti, lo ammettiamo: una spiegazione a tutto questo di sicuro c’è. E magari a darcela sarà un competentissimo come il papabile futuro assessore alla Sanità.
Che sarà un super tecnico, cioè un direttore generale proprio di quella sanità che va così bene in Emilia: non un politico, per carità, perché i politici devono solo nominare i direttori generali, che poi magari diventano assessori perché sanno già loro cosa si deve fare, senza che la politica debba dettare una linea; vuoi mettere le conoscenze, l’esperienza, il curriculum di risultati raggiunti...? Mah... Facciamo così: in questo labirinto noi ci mettiamo lì, buonini, in disparte. E mentre attendiamo il nostro turno per un esame, vediamo se nel frattempo dalla Regione arriva un segno diverso di quello che riteniamo essere buon governo. Perché siamo ancora in Emilia, vero? O sbagliamo tanto a pensarlo?
@engraz
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