«Nostro figlio muto per 8 giorni»
I coniugi aggrediti: «Una violenza spaventosa. La polizia ci ha aiutati e protetti»
Ora che hanno ritrovato la serenità grazie alle indagini della polizia ripetono senza sosta che non si può capire il terrore in cui si vive dopo una rapina così violenta ogni volta che suona il campanello di casa e o un’auto parcheggia in strada vicino alla recinzione.
I coniugi di Serramazzoni vittime dell’agguato che secondo la polizia e il sostituto procuratore Pasquale Mazzei è stato architettato dal Aires Gilioli - convalidato dal gip con custodia cautelare ai domiciliari - hanno anche un figlio minore. Un ragazzo che ha subito uno stress post-traumatico che l’ha portato per otto giorno a restare muto.
Spiega la madre: «Non ci aspettavamo una sofferenza psicologica così forte. Se abbiamo superato tutto questo e se abbiamo parzialmente recuperato i nostri averi lo dobbiamo solo ed esclusivamente alla Squadra mobile della polizia di Modena. Non sono solo professionisti di ottimo livello ma anche umani. Ci hanno sempre sostenuto».
Il marito racconta in modo sommario quella tremenda ora. «Ci siamo trovati all’improvviso in balia di banditi determinati, armati, militarizzati. Aspettavamo una delegazione svizzera (che non esisteva) per trattare la vendita dei vasi etruschi quando hanno fatto irruzione quattro finti finanzieri. Subito fingevano di voler fare un controllo, ma poi hanno legato tutti tranne me. Puntavano pistole, urlavano. Era spaventoso. I vasi non bastavano; volevano i gioielli. Mi hanno portato alla cassaforte. Ho spiegato che era vuota. Niente da fare. Giravo la rotella avanti e indietro ma la combinazione non scattava. Allora uno ha preso mio figlio che si trovava in camera a studiare, l’ha portato davanti a me, l’ha legato, ha avvitato il silenziatore alla pistola e gliel’ha puntata».
A quel punto l’imprenditore fa fatica a parlare: «Teneva il mio ragazzo sotto tiro e mi urlava: “Sei un padre infame! La tua avidità ucciderà tuo figlio! O apri la cassaforte o sparo e lo uccido e poi faccio a pezzi tutti voi!”»
Il figlio ha portato segni di un trauma violento, racconta il genitore: «Per otto giorno non ha parlato. Quando si è ripreso ci ha confidato: “Non ho mai avuto paura di morire, sapete? Avevo paura che uccidessero te e la mamma. Mi spaventava l’idea di restare solo, senza di voi”».
Per questo rivolgersi alla polizia per la coppia è stato un momento liberatorio. «La polizia ci ha sostenuto e aiutato, oltre ad aver fatto le indagini. Noi avevamo fiducia in loro e oggi vogliano che tutti sappiano che è bene averne».
Carlo Gregori
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