Gazzetta di Modena

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Rapina violenta in villa: tre arresti e tre ricercati

di Carlo Gregori
Rapina violenta in villa: tre arresti e tre ricercati

In marzo quattro finti finanzieri assalirono l’abitazione di una famiglia facoltosa Puntarono la pistola alla testa di un ragazzo e razziarono vasi etruschi e preziosi

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SERRAMAZZONI. Si chiama “Operazione Veive”. È la dea etrusca della vendetta. Perché è questo sentimento ad aver spinto un geometra modenese ad architettare e dirigere una rapina violenta in casa di chi l’avrebbe imbrogliato. Ma la rapina è degenerata in violenza brutale che ha coinvolto anche il figlio minore della vittima: un ragazzo al quale è stata puntata alla tempia una pistola. La vittima e la moglie hanno raccontato tutto alla Squadra Mobile della Questura di Modena avviando le indagini. Che ora sono in parte concluse con il recupero di gran parte del bottino: gioielli per 300mila euro e vasi etruschi di valore molto superiore. In carcere due della banda. Si tratta di Salvatore Loreto, 51 anni, casalese residente a Sant’Agata Bolognese, imprenditore edile; e di Adriano Pasqual, 59enne di San Donà di Piave, gangster di primo piano. Due che si conoscono da molti anni, li lega il famoso patto tra la Mala del Brenta di Felice Maniero e i primi casalesi a Modena, quelli della gang di Rafilotto, gli uomini che 20 anni fa si spartirono le bische. Con loro altri tre complici per ora senza volto e una giovane veneziana sprovveduta, ora denunciata. E un altro arresto, ai domiciliari: quello dell’“architetto” del colpo, il geometra modenese Aires Gilioli, 65 anni. È lui, secondo la polizia, ad aver mediato la vendita di un immobile della vittima, un facoltoso imprenditore di Serramazzoni con moglie e figlio minorenne. Ma quando l’affare va in porto e la cessione è rogitata in lui nasce il rancore sul pagamento incompleto della quota concordata. Così il mediatore medita la vendetta. Vuole i vasi etruschi di inestimabile valore di chi l’ha, secondo lui, ingannato. Sa che ha dei gioielli preziosi e vuole anche quelli. I vasi etruschi erano già in vendita e lo stesso Gilioli aveva iniziato una trattativa. Così quando l’imprenditore lo mette alla porta, organizza il colpo grosso. Chiama Loreto. Lo fa passare per un collezionista svizzero di antichità e convince il nuovo mediatore a fissare un appuntamento nella casa di Serramazzoni dell’imprenditore. Quel giorno, nel marzo scorso, in casa si trovano la famiglia vittima, il nuovo mediatore e il finto acquirente. Che finge di aspettare una delegazione svizzera. Ma in casa fa irruzione la banda. Sono in quattro, vestiti da finanzieri, tutti armati e con pettorine. Terrorizzano, legano tutti, minacciano, puntano la pistola al ragazzo. Prendono il bottino e spariscono. La Squadra mobile inizia con pazienza a sbrogliare la matassa. Viene inchiodato Pasqual: è il finto finanziere violento con accento forte e chiassoso. Gli agenti cerchiano la sua foto e vanno a caccia di prove su di lui. Rovistano tra i cartellini autostradali al casello di San Donà e trovano quello di quel giorno. Sopra c’è la sua impronta digitale. A Loreto ci arrivano poco dopo. Perquisiscono le case. E in una stanza di Gilioli trovano i vasi. I gioielli verranno recuperati in estate all’aeroporto di Venezia. Li porta una ragazza veneziana scesa dal volo di New York. Li trasporta senza saperlo. Ora è caccia aperta agli altri tre banditi.

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