Giunta regionale: tutti gli uomini (e le donne) di Bonaccini
Vicepresidenza affidata alla politologa Elisabetta Gualmini I modenesi: Costi alle infrastrutture e Mezzetti alla Cultura
Una giunta - «rinnovata per tre quarti» - di 10 assessori, metà uomini e metà donne. È questo, in estrema sintesi, lo scheletro della squadra di Stefano Bonaccini, presentata ieri pomeriggio dal neo Governatore dopo settimane di altalenanti "totonomi". Una presentazione – spiegano da viale Aldo Moro – puramente politica, in quanto l'ufficializzazione delle nomine arriverà solo tra una settimana, in occasione della prima seduta della nuova Assemblea legislativa, prevista per il 29 dicembre.
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Un modo per porre fine ad un mese di pressing incessante, tra corteggiamenti e rimostranze delle varie correnti - anche se Bonaccini ha voluto ribadire la propria autonomia decisionale. Nella prima giunta dell'era post-Errani non mancano le sorprese. Se i "rumors" si sono dimostrati per lo più affidabili, è vero anche che alcune nomine non erano affatto scontate. È così, ad esempio, per Elisabetta Gualmini, celebre politologa, scelta per il ruolo di vicepresidente e assessore al Welfare. Il suo nome, a dire il vero era comparso nell'elenco dei papabili già ad inizio dicembre, nei primissimi giorni del dopo-voto. Ma era stata lei stessa a chiamarsi fuori: «Finché dura il mio mandato come presidente dell'istituto Cattaneo non sono disponibile ad impegnarmi in politica». Nei giorni scorsi, però, le voci di corridoio parlavano di un Bonaccini pronto a calare un "asso nella manica", una figura femminile da dedicare al welfare – o alla cultura – preferibilmente proveniente dalla società civile. In pratica, l'identikit della Gualmini.
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A convincerla, scherza il Presidente, sarebbe stata «l'insistenza del sottoscritto». «Penso che abbia riflettuto sull'opportunità di cogliere questa sfida. Credo che Elisabetta abbia un curriculum e un profilo che parla da solo». Da parte sua, la politologa ricambia mostrando grande entusiasmo all'idea di lavorare con Bonaccini e la «bella squadra che ha costruito. Sono felice di metterci la faccia». Per il resto, vengono tutto sommato confermati i pronostici delle ultime settimane. E così, ad esempio, Sergio Venturi, direttore generale dell'ospedale Sant'Orsola, finisce alla Sanità, mentre Raffaele Donini, segretario provinciale del Pd bolognese, si aggiudica le deleghe ai Trasporti, alle reti infrastrutturali, alla programmazione territoriale e all'agenda digitale. Così come scontate erano anche le conferme dell'assessore uscente alla scuola, Patrizio Bianchi, che "conquista" anche la delega al "Coordinamento delle politiche europee allo sviluppo" e l'assegnazione del Turismo al ravennate Andrea Corsini. Pochi dubbi anche sull'inserimento nella compagine governativa di Palma Costi, già presidente dell'Assemblea Legislativa nella passata legislatura, a cui andranno le deleghe alle Attività produttive e, soprattutto, alla Ricostruzione post-sisma.
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Più incerta, invece, era la riconferma dell'altro nome modenese, Massimo Mezzetti. L'esponente di Sel, che sotto la legislatura Errani aveva guidato l'assessorato della Cultura, non sembrava godere dell'appoggio unanime del suo partito, tanto che in pochi erano pronti a scommettere a colpo sicuro. In ogni caso, Bonaccini ha puntato nuovamente su di lui, affidandogli anche la delega alla Legalità – ma riservando per sé quella allo Sport. E una piccola sorpresa è arrivata anche sull'ambiente, la cui nomina sembrava destinata – almeno prestando ascolto al verbo dei "bene informati" -ad un uomo di Roberto Balzani, lo sfidante di Bonaccini alle Primarie dello scorso settembre. Invece il mandato è stato affidato a Paola Gazzolo, anche lei confermata nel suo ruolo di assessore regionale alla Difesa del suolo e della Costa e alla Protezione Civile. Infine, completano il quadro le nomine di Simona Caselli all'Agricoltura, della deputata Emma Petitti – eletta nel 2013 tra le fila del Partito Democratico – al Bilancio e di Andrea Rossi, neo Segretario alla presidenza della Giunta. «Una squadra – ha spiegato Bonaccini – scelta in base alle competenze tecniche e amministrative. Non ho fatto bilancini tra correnti». E anche sotto il profilo della rappresentanza territoriale, «tutto si può pensare tranne che un assessore possa venire scelto in rappresentanza di una città o di un territorio. Sarebbe drammatico e disperante».
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