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Polinago fa rivivere i vecchi mestieri

Polinago fa rivivere i vecchi mestieri

In tanti alla rappresentazione “Acsè l’era al Nadèl” che ha riunito nei ricordi intere generazioni

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POLINAGO. Un vero tuffo nel passato, per ricordarsi della tradizione nel momento dell'anno che più di ogni altro spinge a guardarsi indietro. È quanto ha fatto Polinago con “Acsè l'era al Nadèl”, rappresentazione dei mestieri di una volta allestita lungo il vicolo della Torre. Un'occasione preziosa per ripercorrere i tempi che furono o, per quanto riguarda i più giovani, riscoprirli al di là dei racconti di genitori e nonni. In scena un po' di tutto: dalle fornaie di una volta alle maestre della sfoglia fatta a mano, le filatrici, la sarta con la vecchia macchina da cucire, le lavandaie, il falegname senza tanti aiuti dalla meccanica, l'affilatore di ferri per lo sfalcio dell'erba e i boscaioli alle prese con i grossi tagli di stagione. E ancora: gli alpini con il pentolone della polenta sul falò e la padella per la friggitura a regola d'arte, la “catena della salciccia” dal taglio alla griglia, la cottura dei ciccioli e molto altro.

Tutti in questo quadretto in cui il passato si ritrova a tu per tu con il presente: «Io ho fatto la fornaia per tanti anni – ricorda Rosaria Baschieri – e devo dire che è bello ogni tanto ritornare alle cose di una volta». «Sto preparando una matassa di lana per le calze: è un lavoro di pazienza – precisa Lucia Golinelli – per finirne una ci vuole una giornata». «Macchine da cucire come questa non ce ne sono più – fa notare Giuseppina Bardelli – un tempo o si faceva a mano o questo era l'unico aiuto per i vestiti». «Cuocio la polenta fatta con il fuoco di una volta – sottolinea Antonio Bernardi, capogruppo degli alpini di Polinago – senza gas, senza niente: solo farina, acqua e mescolare. E viene molto più buona«. «Stiamo tagliando un grosso tronco – spiega Remo Bernardi – una volta si lavorava anche in quattro, legati con delle cinghie: due da una parte e due dall'altra». «Affilo il ferro per falciare l'erba, dopo taglia che è una bellezza» dice Enrico Torri, precisando: «Sono importanti gli eventi come questo, perché così i giovani imparano a conoscere il nostro passato».

«Si sente anche di più il Natale in momenti così», conferma Giacomo Bondioli, anche lui alpino, mentre frigge la polenta. «Mettiamo in scena i vecchi mestieri ogni due anni: è una cosa in più per la montagna». «Io sono falegname anche nella vita – osserva Alessandro Torri – e chissà, se lo vorranno, domani anche i miei figli potrebbero fare questo mestiere. Abbiamo lavorato tanto per questa rappresentazione, ma il risultato si vede, e richiama molta gente. E quest'anno è ancora più bello sotto il campanile tutto illuminato». Ci si ritrova per il Natale 2016.

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