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l'indagine

Terroristi neri: c’è anche una modenese

di Carlo Gregori
Terroristi neri: c’è anche una modenese

Perquisizione per una 44enne di Maranello appartenente alla cerchia che propagandava su Fb gli ideali “ordinovisti”

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Arriva fino a Modena il blitz antiterrorismo dei carabinieri del Ros che ieri ha portato a 14 gli arresti in varie regioni italiane - su disposizione del Procuratore capo dell'Aquila Fausto Cardella e del sostituto Antonietta Picardi, con il via libera del gip Giuseppe Gargarella - nei confronti di un gruppo clandestino che, richiamandosi agli ideali del movimento terrorista neofascista «Ordine Nuovo», disciolto dallo Stato, progettava «azioni violente contro obiettivi istituzionali». Banche, questure, prefetture dovevano saltare in aria; politici senza scorta e personalità venire uccise; tra queste, anche l’ex ministro modenese Cécile Kyenge.

Prima dell’alba i Ros di Bologna, coordinati dai colleghi del capoluogo abruzzese e comandati dal colonnello Massimiliano Macilenti, sono arrivati a Maranello per una perquisizione in casa di una 43enne: M.M. Le hanno sequestrato il cellulare con il quale ha chiamato alcuni degli indagati di questa “rete nera”.

Più in generale, nell’ordinanza cautelare, si contestano i reati di associazione per terrorismo o eversione dell'ordine democratico e associazione per l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. La maranellese è solo denunciata ma pur sempre indagata per queste attività sovversive. Con gli arresti sono state eseguite perquisizioni a carico di altri 31 indagati.

Al centro delle indagini del Ros si trova un gruppo che sulle orme di «Ordine Nuovo» aveva messo in cantiere azioni violente nei confronti di “obiettivi istituzionali”, allo stato non meglio precisati, utilizzando i social network come “strumenti di propaganda eversiva”. I carabinieri hanno anche documentato i ripetuti tentativi degli indagati di reperire armi, tramite una rapina già pianificata o mediante approvvigionamenti in Slovenia.

Se nel gruppo principale stavano elementi di spicco e ideologi dell’eversione nera, la maranellese, come si apprende dalle motivazioni del gip, risulta una delle dodici figure dell’ ultima cerchia, quella più esterna, che ruota però sempre attorno al capo, Stefano Manni di Montesilvano. Secondo il giudice, M.M. e suoi “camerati” non erano interni al gruppo anche se ne favorivano l’esistenza e la crescita criminale. Sono persone che grazie a Facebook e altri social network formavano una rete di consenso che serviva a condividere e propagare l’ideologia neofascista “ordinovista” tramite un’esaltazione dei comportamenti eversivi, razzisti e delittuosi. Anche l’omicidio, come nel caso dell’ex ministro Kyenge. Per loro e per altri in via di identificazione, così come per Manni e i capi che usavano questi “camerati” come veicoli di propaganda, Facebook è una moderna agorà (scrive il gip) per discutere un episodio specifico fino a volte a spingersi a pianificare “soluzioni estreme”. Nel caso di M.M. i carabinieri dei Ros stanno vagliando alcuni suoi post. Oggi la sua pagina è ancora attiva (come noto, non si può chiudere) ma ridotta al minimo, anche se ricca di contatti che esaltano il fascismo e il nazismo. Non si sa se e fino a che punto M.M. fosse legata ad Avanguardia Ordinovista, l’organizzazione che stava dietro alcuni di questi contatti Facebook e che l’anno scorso ha dato il via all’operazione di Ros contro il gruppo che «progettava azioni violente nei confronti di obiettivi istituzionali, al fine di sovvertire l'ordine democratico dello Stato». Arresti e perquisizioni sono stati effettuati tra L'Aquila, Montesilvano, Chieti, Ascoli, Milano, Torino, Gorizia, Padova, Udine, La Spezia, Venezia, Napoli, Roma, Varese, Como, Modena, Palermo e Pavia.

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