Gazzetta di Modena

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«Tfr, la trattenuta è illegittima»

di Vincenzo Brancatisano
«Tfr, la trattenuta è illegittima»

Migliaia di modenesi coinvolti: la voce “opera di previdenza” riduce gli stipendi. I sindacati in lotta

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Le trattenute sul Tfr sono illegittime e vanno restituite. Scoppia un'altra grana per le casse dello Stato e riguarda anche alcune migliaia di lavoratori della nostra provincia.

Si tratta della trattenuta sul trattamento di fine rapporto che falcidia gli stipendi mensili dei lavoratori pubblici, a tempo determinato e indeterminato, e considerata illegittima non solo dagli interessati ma anche dalla Corte Costituzionale e da varie sentenze dei giudici di merito, anche se l'amministrazione fa orecchie da mercante. I lavoratori sono colpiti mese per mese, da molti anni, da una ritenuta sullo stipendio visibile alla voce del cedolino intitolata "Tfr art.1 c.3 Dpcm 20/12/1999" oppure "Opera di Previdenza".

I sindacati modenesi hanno invitato i lavoratori a diffidare l'amministrazione, per bloccare la decorrenza della prescrizione (i diritti si perdono dopo alcuni anni di inerzia) e anche a far causa per la restituzione di somme che arrivano a 4.000 euro netti. Nei giorni scorsi una lettura frettolosa di una nuova sentenza della Consulta aveva fatto ritenere che le trattenute fossero legittime, in realtà non sembra così. Facciamo un passo indietro. Pochi anni orsono il legislatore aveva abrogato, con la legge 30 luglio 122/2010, la cosiddetta indennità di buonuscita per buona parte dei dipendenti della pubblica amministrazione facendoli transitare nel regime privatistico del trattamento di fine rapporto (Tfr), in questo modo assimilandoli ai dipendenti del settore privato. I lavoratori coinvolti rientrano in tre categorie: 1) quelli assunti a tempo indeterminato dal 1 gennaio 2001 (per la scuola gli assunti dal 1 settembre 2001); 2) i dipendenti che, pur assunti prima di quella data (e quindi in regime di trattamento di fine servizio, Tfs), avessero scelto di aderire a fondi di previdenza complementare: per la scuola quanti hanno aderito al Fondo Espero; 3) i lavoratori assunti con contratti a termine a partire dal 1 giugno 2000.

Dal 1 gennaio 2011, quindi, la trattenuta sullo stipendio per il trattamento di fine servizio applicabile ai dipendenti pubblici non avrebbe dovuto più essere del 9,60 per cento sull'80 per cento della retribuzione (gravante per il 7,10 per cento sul datore di lavoro e per il 2,50 per cento sul lavoratore) ma del 6,91 per cento sull'intera retribuzione, e a esclusivo carico del datore di lavoro. Tuttavia le amministrazioni hanno continuato a mantenere la trattenuta ai fini del Tfs anche a carico di coloro che sono in regime Tfr, dando vita alla denunciata disparità di trattamento dei dipendenti della Pa rispetto ai dipendenti del settore privato. E il governo disponeva il passaggio al Tfr di tutti i dipendenti che ancora godevano del Tfs, con il decreto legge 78 del 2010 che però la Consulta dichiarava incostituzionale con la sentenza n. 223 del 2012. La portata della sentenza è stata tale che per tamponare le conseguenze risarcitorie della medesima il governo ha poi emanato il DL n. 185/2012, non convertito e dunque poi decaduto, ma poi rimesso in gioco dalla successiva Legge di Stabilità con evidenti effetti discriminatori. I sindacati modenesi hanno invitato i lavoratori a chiedere la restituzione delle somme indebitamente trattenute, qualcuno si è pure rivolto al proprio legale e ha depositato il ricorso giudiziario per la restituzione delle somme. Il Tribunale di Roma ha ordinato di restituire la trattenuta in questione a decine di dipendenti della presidenza del consiglio dei ministri. Analoga sentenza a Belluno. Eppure, la Ragioneria provinciale di Modena ha risposto picche a un docente modenese, G. D. R: «In risposta dell'atto di messa in mora e diffida - vi si legge tra l'altro in una lettera - si comunica che non è possibile accogliere l'istanza».

Ma i sindacati promettono battaglia, tanto che l'Anief, la Cisl, la Cgil, la Gilda hanno preparato modelli di diffida. Nei giorni scorsi, una la seconda sentenza della Consulta aveva gelato le speranze, ma pare in maniera infondata.

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