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TERRORISMO NERO

Nazifascisti, le intercettazionI: «Camerati, uccidete il ministro Kyenge»

di Carlo Gregori
Nazifascisti, le intercettazionI: «Camerati, uccidete il ministro Kyenge»

L’oculista modenese era il bersaglio fisso dei neofascisti: ecco i loro espliciti propositi di omicidio per “salvare la razza”

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Tra le decine di minacce, offese e sbeffeggiamenti che Cécile Kyenge ha ricevuto sui social network quando era ministro per l’Integrazione nel Governo Letta nulla si avvicina alla virulenza, all’odio e al desiderio di ucciderla dei post scritti da numerosi degli arrestati e indagati per l’indagine della Procura de L’Aquila sulla costituzione di un nucleo terroristico neofascista intenzionato a fare stragi in banche, questure e altri luoghi pubblici per sovvertire la democrazia.

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“Negra” e “scimmiona putrida” sono gli epiteti più comuni con i quali Stefano Manni, a capo di questa banda eversiva, secondo le indagini dei Ros, e i suoi “camerati” definivano la Kyenge, simbolo per loro della decadenza della purezza razziale. Nelle pagine fitte dell’ordinanza del gip in cui si riportano conversazioni dai toni agghiaccianti l’oculista modenese è il bersaglio fisso: ogni conversazione arriva alla proposta di omicidio: «Uccidiamola, scimmia bastarda!», «A quella la farei bella nei forni in fede di Adolf Hitler», «Passassero dieci anni ma io arriverò al suo cuoricino, glielo caverò fuori e glielo ficcherò in quella lurida bocca», «Dicono che le negre sono molto calorose.

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Se poi ci buttate sopra anche una tanica di benzina sarà una nottata infuocata. Ha ha ha!». Un repertorio che qui riportiamo solo per fare capire l’atteggiamento che questo gruppo aveva verso di lei e che andava oltre alle pur pesanti offese della destra (che hanno portato anche a denunce e indagini da parte della Digos). Non solo: queste conversazioni, spiegano i magistrati (e il gip lo avalla) servivano anche a tirar su nuovi accoliti, a verificare la “durezza” dei “camerati” che intervenivano su Facebook e a creare insomma quel secondo livello che vede coinvolta e ora indagata anche M.M. (43enne di Maranello) che, sebbene si definisca seguace di Mussolini, si è chiamata fuori dalle bombe per far strage di “bestie” o “pecoroni” (così definivano i cittadini comuni che sarebbero morti) e dagli attentati per creare il panico e portare l’Italia verso una dittatura neofascista.

I “camerati” simpatizzanti, anche se sprovveduti - come fa capire di essere stata la modenese - erano usati come veicolo per la propaganda delle loro idee, mentre la direzione strategica era in pochissime mani: sette, otto persone.

Per questo la Kyenge diventa un bersaglio del razzismo esplicito: una “negra” definita “ex prostituta” (una dell tante calunnie infamanti su di lei) che apre le porte ai “camminanti” e i clandestini che rovinano la “purezza razziale” italiana.

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