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Mafia Capitale, Manattini si costituisce parte civile

FRASSINORO. Si costituirà parte civile a processo Riccardo Manattini, il 61enne di Frassinoro coinvolto come parte offesa nella maxi inchiesta di Mafia Capitale su tangenti e corruzione. Una...

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FRASSINORO. Si costituirà parte civile a processo Riccardo Manattini, il 61enne di Frassinoro coinvolto come parte offesa nella maxi inchiesta di Mafia Capitale su tangenti e corruzione. Una personalità già nota alla cronaca giudiziaria modenese per il caso che lo coinvolse nel 1988, quando venne condannato a tre anni e 7 mesi per avere sottratto denaro ai clienti della sede modenese della Banca Nazionale del Lavoro per cui lavorava, una somma pari a qualche miliardo delle vecchie lire. Da tempo stabilitosi a Roma, Manattini era stato minacciato e picchiato per un debito da 180mila euro contratto con Giovanni Lacopo, tra gli indagati, in diretto contatto con il boss Massimo Carminati. Manattini sabato ha affidato il mandato legale all’avvocato Luca Andrea Brezigar, che solleva perplessità sulle modalità con cui è stata resa nota l’indagine, in sostanza sulla sua «spettacolarizzazione». «I giornali – osserva – hanno parlato di Manattini prima ancora che lui e la sua famiglia sapessero che un’indagine di tale rilievo lo coinvolgeva e aveva per oggetto, tra l’altro, fatti assai spiacevoli che in passato lo hanno riguardato come vittima. La descrizione di quanto accaduto è contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Roma il cui testo è alla mercé di chiunque provi a fare una ricerca su internet». Manattini voleva lasciarsi alle spalle quel passato, ma oggi non può più ed è costretto a intraprendere un’azione giudiziaria: «Costituirsi parte civile non è un obbligo giuridico, ma una facoltà – sottolinea Brezigar – questo però non vale per Manattini, che all’epoca dei fatti non aveva sporto alcuna denuncia. Ora che quei fatti sono stati resi noti ai più, non gli resta che esercitare l’azione penale». Secondo l’avvocato – che in qualità di tesoriere è nell’Ufficio di Presidenza dell’Unione Camere Penali Italiane – in questo meccanismo «l’immagine dell’indagine si è sostituita all’indagine reale». Ma c’è un altro aspetto che solleva perplessità nell’attività degli inquirenti: «Potrebbe profilarsi una violazione dell’articolo 103 del Codice di Procedura Penale perché alcuni avvocati sono stati intercettati nei loro studi».(d.m.)

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