Sequestrati beni ai gruppi consiliari: le cifre partito per partito
Complessivamente bloccati oltre 1,2 milioni agli 8 ex-consiglieri. Tutto nasce dalle contestazioni della Corte dei Conti
La chiusura dell'inchiesta penale sui fondi ai gruppi politici aveva colpito al cuore la campagna elettorale per le Regionali in Emilia-Romagna, con 41 avvisi di fine indagine per peculato ad altrettanti consiglieri, nessun gruppo escluso.
La nuova stangata arriva il giorno dopo la presentazione della Giunta di Stefano Bonaccini, a 48 ore dal Natale, da un altro fronte giudiziario: la Guardia di Finanza di Bologna, su delega della Procura regionale della Corte dei Conti, ha sequestrato beni immobili e crediti di natura retributiva, di indennità e pensionistica ad otto capigruppo dell'Assemblea legislativa uscente, per 1,2 milioni.
TUTTI COINVOLTI. Anche in questo caso tutti i partiti sono coinvolti. L'unico mancante è la Lega Nord, il cui capogruppo Mauro Manfredini è morto recentemente. I sequestri conservativi vanno a colpire chi aveva il compito di vigilanza e rendiconto sulle spese degli altri consiglieri, coprono il danno patrimoniale contestato e si riferiscono alle spese ritenute illecite e affrontate dai gruppi consiliari nel 2012, l'anno successivo al periodo preso in esame dalla Procura ordinaria (giugno 2010-dicembre 2011). Si parla sempre di costi sostenuti per il pagamento di taxi, auto, autostrade, treni, pasti, alberghi, giornali e consulenze. Voci di spesa che per la loro natura, oppure per mancanza di documentazione, sono state ritenute prive di giustificazione e collegamento con l'attività istituzionale del gruppo. In vista del probabile processo, sono scattati i sequestri per “bloccare” le risorse di cui eventualmente si chiederà conto.
CIFRE DA CAPOGIRO. Circa la metà della somma riguarda l'ex capogruppo Pd Marco Monari, al quale sono stati sequestrati beni per 610mila euro. Poi, in ordine decrescente, l'Idv Liana Barbati (147mila euro), Gian Guido Naldi di Sel-Verdi (105mila euro) Luigi Giuseppe Villani del Pdl (100mila euro), Matteo Riva del gruppo Misto (96mila euro), Roberto Sconciaforni di Fds (90mila euro), Andrea Defranceschi del M5S (67mila euro) e Silvia Noè dell'Udc (45mila euro). Unico gruppo non interessato è quello della Lega nord perché l’allora capogruppo, il modenese Mauro Manfredini è da poco deceduto. Il sequestro, decretato dalla sezione giurisdizionale, sarà discusso in un'udienza a fine gennaio. Fa seguito agli inviti a dedurre arrivati in estate e alle controdeduzioni delle difese che non hanno convinto i Pm contabili. Un altro fronte ancora riguarda poi quasi tutti i consiglieri uscenti, tra cui l'attuale presidente della Regione, che in estate avevano ricevuto inviti analoghi. Per motivi di proroghe chieste e ottenute dalle difese, il filone sui singoli è slittato e le posizioni sono in corso di definizione da parte della Procura.
RICHIESTA ABNORME. Inutile dire che la notizia ha lasciato senza parole i consiglieri regionali interessati, e ha riproposto per tutti le paure vissute nei mesi scorsi.
«Tutto quello che dovevano togliermi me lo hanno già tolto», è il commento dell'ex Gruppo Misto, Matteo Riva. Lui è stato uno dei pochi ad accettare di commentare questa vicenda. Insieme a lui anche Liana Barbati, capogruppo dell’Idv, che si dice del tutto serena e prontissima in qualsiasi momento a spiegare ogni cosa nei minimi dettagli ai magistrati e alla Finanza.
«È una richiesta “abnorme” perché le regole sono sempre state rispettate». Così ha commentato l'avvocato Antonio Carullo, che assiste gli otto capigruppo uscenti dell'assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, definisce il sequestro dei beni che la Procura regionale della Corte dei Conti ha chiesto alla sezione giurisdizionale.
L'atto notificato ai capigruppo «potrà essere confermato o meno nell'udienza del prossimo 27 gennaio», spiega il legale.
Quanto alle voci di spesa contestate, contenute nei rendiconti 2012 dei Gruppi, «bisogna ricordare come la Corte costituzionale con la sentenza numero 130/2014 ha annullato le deliberazioni della Corte dei conti assunte nel 2013 e relative proprio ai rendiconti 2012 dei Gruppi assembleari, comprese quelle della Sezione regionale di controllo per l'Emilia-Romagna».
Anche sull'inchiesta penale, «varrebbe la pena precisare che su di essa si dovrà pronunciare il Gip o con un rinvio a giudizio o con una richiesta di archiviazione. Tutte considerazioni - prosegue l'avvocato - che ci portano a giudicare abnorme la richiesta contenuta nella notifica. Sui rendiconti dei gruppi, infatti, oltre a quella citata, un'altra sentenza della Corte costituzionale (la 39/2014) e due della Corte dei conti (29/2014 e 30/2014), Sezioni riunite in sede giurisdizionale, hanno confermato il rispetto delle regole e di tutte le norme vigenti, regionali e nazionali, da parte dei capigruppo».
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