Autista di bus minacciato: «Noi siamo in prima linea»
Il sindacalista spiega: «Quel passeggero voleva spaccarmi la stampella in testa» «Risse, ubriachi, borseggiatori e “scrocconi” di biglietti». L’aiuto delle telecamere
Il portoghese che scoperto e invitato a pagare sferra qualche schiaffo, l’ubriaco che inizia a molestare i passeggeri ed è una miccia per una probabilissima rissa, il borseggiatore che travolge tutto e tutti cercando di fuggire e ora anche il rischio di essere preso a “stampellate” in testa. La dura vita dell’autista degli autobus non si ammorbidisce nemmeno durante le feste: questi conducenti che di mestiere percorrono incessantemente le strade della nostra città e che vengono a contatto ogni giorno con variegata umanità, spesso si trovano in situazioni a rischio in cui devono salvaguardare la propria incolumità tenendo ben presente di essere responsabili di quella dei passeggeri.
L’altro giorno, sulla linea 4, un alterco che stava prendendo una piega sempre più violenta, è stato sedato dalla polizia. È lo stesso autista che racconta: «Tutto è nato dal fatto che, in largo Garibaldi, ho dovuto fare la fermata un po’ più avanti, di qualche metro, per permettere quella di un altro autobus che avevo dietro. Una situazione che si crea sempre, normale routine. Per questo avevo aperto anche un’altra porta, proprio per facilitare tutti a salire». Questo minimo spostamento ha fatto infuriare un uomo in compagnia di una donna. «Salendo ha iniziato a inveire dicendo che era un disabile e che allora, per questo disservizio, non avrebbe pagato il biglietto. Ha iniziato ad offendermi e nonostante cercassi di spiegare e a dirgli che poi con il controllore ci sarebbero stati dei problemi lui continuava con offese. Io stavo guidando e che l’avevo praticamente addosso, mi urlava a trenta centimetri di distanza, diceva che tanto lui era un disabile e che non gli avrebbero fatto niente e che si sarebbe rivolto ad avvocati. Io ribadivo che doveva calmarsi e che avrei preso provvedimenti». Ma la situazione non ha iniziato a schiarirsi. L’autista prosegue: «Invece di allontanarsi mi si faceva sempre più vicino. A un certo punto si è girato verso la donna che era con lui dicendole “adesso prendo una stampella e gliela rompo in testa”. Allora di fronte a questa ultima minaccia, vedendo che uomo sui 55 anni era molto determinato, mi sono messo tutto in un angolo, ha iniziato ad accostare e ho chiamato sia la centrale che le forze dell’ordine».
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La vicenda poi, con l’arrivo delle divise, non ha avuto ulteriori sviluppi. Il guidatore del bus, che inoltre è segretario della Faisa Cisal, probabilmente sporgerà una denuncia per interruzione di pubblico esercizio. Quello dei passeggeri focosi non è certo l’unico inconveniente in cui incappano gli autisti. «Siamo sempre in prima linea, sempre in qualche modo coinvolti, Ci sono i borseggiatori e il panico che creano.
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Ora che abbiamo le telecamera installate all’interno, il fenomeno è un po’ calato ma le linee 7 e la 13 che portano agli ospedali sono sempre a rischio. Anche le persone ubriache o rissose sanno che possono essere riprese e incastrate all’arrivo della polizia, la telecamera è un buon deterrente. Noi non possiamo bloccare il ladro tenendo chiuse le porte, sarebbe un sequestro di persone, sia nei confronti del malvivente che verso i passeggeri. Chiamiamo la centrale e questa poi ci dirige. Un altro motivo di “scontri” la recente moda di chiedere il biglietto al passeggero che scende per usare i minuti inutilizzati nella corsa. Tanti rifiutano e nasce un parapiglia. All’inizio erano gli studenti, poi soprattutto persone dell’’Est. Adesso l’escamotage si è allargato anche ai maghrebini».
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