Gazzetta di Modena

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Muratori, eccellenza linguistica

di Gabriele Farina
Muratori, eccellenza linguistica

È primo fra i licei italiani analizzando i dati di Eduscopio (Fondazione Agnelli)

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«Il linguistico Muratori è il migliore d’Italia». Non è un’affermazione a caso, ma il frutto di una ricerca condotta dal professor Aldo Meschiari. Il docente ha analizzato in modo approfondito i dati provenienti dallo studio Eduscopio, realizzato dalla Fondazione Agnelli. Lo studio ha censito oltre quattromila scuole a partire dai risultati ottenuti da settecentomila diplomati.

«La Fondazione non ha realizzato una classifica dei linguistici - ha spiegato Meschiari - per evitare disparità tra i Comuni. Quindi ho deciso di fare un confronto». Un lavoro che ha richiesto un impegno non indifferente e che offre un dato quasi sicuro: «Il massimo confronto disponibile è sui trenta chilometri - ha ricordato il professore - ho guardato le principali province d’Italia secondo la stessa tipologia di scuola. Posso dire al 99% che il punteggio più alto d’Italia è quello del Muratori. Non c’è una controprova. Ho sentito anche da alcuni genitori che hanno fatto lo stesso confronto: anche loro sono arrivati allo stesso risultato».

L’analisi ha preso in considerazione l’andamento dei diplomati del liceo Muratori (in questo caso) dopo il diploma. Gli anni accademici (sempre i primi) variano dal 2009 al 2012, con l’ultimo esame alla primavera 2013. In media le matricole hanno ottenuto 29.74 trentesimi al primo anno, conseguendo 86.74 nel primo anno. L’indice totale è di 92.29, il più alto nella “ricerca nella ricerca” di Meschiari. Il “podio” è completato dal Galilei di Verona (90.1) e dal Torricelli di Faenza (89.6). Seguono l’Archimede di San Giovanni in Persiceto (88.3), il Righi di Cesena (87.3) e il Giordano Bruno di Milano (86.2). Il secondo valore modenese è del Pico di Mirandola (80.15). Terzo, tra i licei linguistici della provincia, il Fanti (75.82).

Nel dettaglio, gli ex studenti del Muratori hanno scelto prevalentemente discipline umanistiche (30%), giuridico-politiche (20%) ed economiche (16%). «Siamo stanchi della proliferazione di indicatori che misurano continuamente e inesorabilmente solo la nostra incapacità - ha spiegato il professore - e la nostra miseria nazionale. In questo orgasmo dionisiaco di pessimismo radicale e di masochistici richiami all’ordine, cerchiamo un “locus amoenus” in cui rinfrancare il nostro ottimismo sfiancato e stremato. O forse solo a ricordarci che la nostra regione e la nostra scuola non sono poi così male».

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