Gazzetta di Modena

Modena

Resta ancora il processo ad un avvocato

Resta ancora il processo ad un avvocato

Difendeva i coniugi di Massa, l’hanno accusato di minacce ad uno dei bambini e aspetta l’appello

2 MINUTI DI LETTURA





Quello di Lorena non è l’ultimo procedimento penale ancora in ballo per una vicenda spezzata in più tronconi. Ad esempio resta ancora da definire il processo di appello a carico di un avvocato, finito anche lui nei guai, in sostanza per avere assunto la difesa di Lorena e Delfino. Nel corso delle audizioni protette che erano state attivate per cercare qualche riscontro alle dichiarazioni dei bambini rilasciate inizialmente solo agli psicologi dell’Ausl e ai genitori affidatari, uno dei bambini accusò l’avvocato, uno stimato professionista carpigiano, di averlo minacciato. Ovviamente gli hanno creduto, e il legale si è ritrovato sotto inchiesta. A Modena in primo grado è arivata la “punizione”, e nei prossimi mesi dovrebbe tenersi l’ appello, anche qui a distanza di un tempo inaccettabile, se non fosse che almeno nel frattempo la vicenda si è via via chiarita, rispetto al clima pesante di quegli anni.

D’altra parte, i bambini nelle contestatissime audizioni protette di quegli anni - per la giovane età delle psicologhe, per l’inesperienza degli investigatori, per la mancanza di registrazioni, per le domande induttive e per la adesione alla altrettanto contestata filosofia accusatoria del “Cismai” di Milano - avevano coinvolto numerose altre persone. Ci sono parecchi genitori a Massa di ragazzi oggi ventenni che neppure sanno che cosa hanno rischiato, in quanto nella progressione dei racconti si era arrivati a dire, con tanto di nomi, che i genitori formavano un corteo all’uscita da scuola che portava decine di bambini al cimitero, per dare corso ad abusi consistiti persino nello sgozzamento dei bambini e nel berne il sangue, oltre ad altri abusi sessuali rituali.

Oggi a Massa anche le istituzioni prendono le distanze da quell’infeno, c’è già una via intestata a don Giorgio Govoni, considerato all’epoca il capo della banda, senza riscontri peraltro. Ma a quei tempi anche l’Unione dei Comuni Area Nord si costituiva parte civile in alcuni processi e per chi era sotto accusa non è stato facile. C’è chi tra spese per avvocati e consulenti ci ha rimesso i risparmi e la casa. «Di spese vive - esemplifica Lorena - io e Delfino ne abbiamo sostenute oltre i 100mila euro, più di tutto quello che avevamo».

Se pensiamo che per cercare presunti cadaveri di bambini è stato persino dragato il Panaro, si può avere l’idea di quanto sia costata, anche in termini economici, la vicenda dei “pedofili della Bassa”. (ase)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google