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Ricostruzione e case: «Di questo passo finiremo nel 2020»

di Giovanni Vassallo
Ricostruzione e case: «Di questo passo finiremo nel 2020»

Finale. Il sindaco Ferioli: «Burocrazia letale, serve snellire Sogno un centro storico più vivo, aspetto le zone franche»

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FINALE. Con trepidazione attende l’avvio dei cantieri di teatro e municipio, oltre a quello delle scuole medie per cui è stato disposto un surplus di istruttoria dopo uno sconto anomalo, ma il sindaco Fernando Ferioli traccia soprattutto un bilancio sulla ricostruzione post-terremoto osservando le necessità dei privati.

Ad oltre due anni e mezzo dal sisma, a che punto è la ricostruzione privata?

«Abbiamo quasi chiuso le B e le C, ora tocca alle E. Certo sarà difficile: a Finale ci sono circa 60-70 milioni di Mude, e 1000 case su 2mila (peraltro le più complicate da recuperare) ancora inagibili. Siamo al 50%, ma per completare il discorso relativo alla ricostruzione privata occorrerà attendere diversi anni. C’è il serio rischio che l’ultimo cittadino rientri nella propria abitazione dopo il 2020».

Il vostro è uno dei pochi comuni del cratere a non aver puntato sui Map.

«Abbiamo fatto accordi con le società immobiliari e siamo riusciti a trovare gli appartamenti necessari, oltre a mettere a disposizione le strutture Erp. In questo modo siamo riusciti a garantire una sistemazione a 60-70 famiglie, mentre per le altre abbiamo puntato molto sul Cas. Con il senno di poi posso dire che si sia trattata di una strategia vincente, evitando di ghettizzare ed emarginare i più indigenti in un quartiere a sé».

Per quanto riguarda invece la ricostruzione pubblica?

«Abbiamo completato lavori per 15-20 milioni. Ne investiremo altrettanti nel 2015, quando partiranno i cantieri della nuova scuola media, del teatro, del municipio e del centro sportivo. Ma attenzione: siamo ancora in piena fase emergenziale. Sono passati 31 mesi, ma senza un deciso snellimento delle procedure e dei controlli non si va da nessuna parte. Trattandosi di soldi pubblici è giusto verificare la corretta entità delle spese, ma per ripartire serve allentare la burocrazia e spingere sul pedale dell’acceleratore».

Il centro storico è ancora in grave difficoltà. Come se ne esce?

«Quella del centro storico è una situazione veramente complessa. Abbiamo fatto di tutto per riaprirlo il prima possibile, ma ora mi sto accorgendo che si è verificato l’effetto opposto a quello desiderato: spopolamento, strade vuote, uffici delocalizzati in periferia e commercianti in seria difficoltà. Stiamo cercando di fare il possibile per rianimarlo, utilizzando anche i fondi Por-Fesr, ma siamo una città terremotata e in quanto tale possiamo contare su un basso appeal. Senza zone franche urbane e fiscalità di vantaggio i centri storici dei comuni del cratere sono destinati a morire».

Nella legge di stabilità, però, non c’è traccia di questi provvedimenti.

«Temo che occorrerà aspettare il Milleproroghe. Ritengo però che un provvedimento di questo genere sia fondamentale, almeno per i primi 3-4 anni. Allo stesso tempo credo che non si debba procedere in maniera indiscriminata, poiché ci sono paesi che hanno dovuto far fronte ad emergenze ben peggiori rispetto ad altri: penso ad esempio a San Felice, Novi, Mirandola, Concordia e la stessa Finale. Il 20 maggio 2012 Renzi, allora sindaco di Firenze, fu uno dei primi a chiamarmi per verificare la situazione, dichiarandosi pronto a dare una mano. Ora mi aspetto che alle parole seguano i fatti».

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