«Volontariato e sanità, si riparte da capo»
Una trentina di modenesi già attivi con la Misericordia creano un’associazione svincolata da tutti
La voglia di darsi da fare è tanta che i volontari della ex Misericordia di Modena partono a razzo per avere nelle prime settimane del 2015 un’associazione nuova di zecca.
Particolare importante: anche la seconda sigla che era stata approntata per la ripartenza è stata accantonata nel magazzino delle idee perdute visto che dopo una serie di contatti febbrili anche la “Fratres Mutinae”, questo il nome del sodalizio, è stata archiviata. Anzi, per essere più esatti, all’associazione dal nome latino sono rimaste solo tre persone che sulla carta vorrebbero comunque andare avanti. Invece altre trenta si muoveranno per conto loro, saltando a piedi pari le lunghe procedure che sono legate a un’associazione già esistente.
La diaspora dopo la disintegrazione della vecchia Misericordia, quella guidata da Daniele Giovanardi e che è crollata sotto il peso di un deficit milionario, ha lasciato sotto shock un centinaio di volontari che hanno dovuto forzatamente appendere la divisa al chiodo. Ma dopo i tre mesi estivi in cui si è conclusa la parabola del gruppo che faceva capo alla sede del Murazzo, con la ex Misericordia che ha chiuso i battenti per debiti, i più volenterosi hanno messo in atto il loro progetto per non mandare all’aria il patrimonio di competenze e conoscenze messo a frutto in vent’anni di lavoro. Parecchi sino persi per strada di fronte ai tempi lunghi; altri si sono mossi in gruppo per trattare un passaggio nella Croce Blu di Modena e qualcuno ha persino bussato alla porta della Croce Rossa, da cui Giovanardi uscì a suo tempo sbattendo la porta. Infine la scelta di ripartire con Fratres Mutinae prima di capire che non c’era spazio per tutti.
«Non siamo solo volenterosi ma soprattutto volontari preparati - garantisce uno dei volontari del nuovo gruppo - Il fatto è che ogni volta che contattiamo un’associazione o un rete nazionale che raccoglie i volontari della sanità, ci troviamo di fronte a una sorta di esame del sangue vista la sfortunata esperienza da cui proveniamo. E dire che noi siamo vittime due volte, sia per la delusione di aver perso un’organizzazione in cui lavoravamo gratis e che finanziavamo, sia per la pessima etichetta che ci resta appiccicata. Ma non ci arrendiamo, ripartiamo con le forze che abbiamo a disposizione dopo aver dato un taglio netto con il passato. Le associazioni nazionali? Ne parliamo con calma. Per ora possiamo fare i trasporti sanitari, l’accreditamento delle ambulanze serve solo per le emergenze. Con l’Ausl abbiamo un buon rapporto, vogliamo essere giudicati per il lavoro che saremo in grado di sviluppare».
Saverio Cioce
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