«Metanodotto, il piano resta inadeguato»
Serramazzoni. I 5 Stelle presentano le osservazioni al progetto: «Irrisolti i problemi ambientali»
SERRAMAZZONI. Nuove osservazioni sul progetto del metanodotto di Serra. Le ha presentate il Movimento 5 Stelle attraverso la consigliera Francesca Marzani, sollevando rilievi sulla variante presentata a fine settembre da Snam. Un piano alternativo che ha fatto riaprire i termini d’esame, in vista della prossima riunione della Conferenza dei Servizi. Ecco dunque le nuove criticità sollevate dai 5 Stelle, che già avevano evidenziato i problemi del vecchio tracciato che sarebbe dovuto passare sotto il borgo di Cornazzano. Diversi dei loro rilievi furono peraltro condivisi dalla stessa amministrazione comunale, che chiese al tavolo in Provincia un’alternativa alla società. Ma anche il nuovo piano sembra presentare diversi nodi da sciogliere, a partire sempre dalla questione acqua. Nel documento indirizzato a Comune e Provincia, la Marzani evidenzia innanzitutto come in prossimità del nuovo microtunnel siano presenti tre sorgenti affioranti da una formazione rocciosa detta Flysch di M.Cassio «che solitamente presenta un reticolo di acquiferi interconnessi molto complesso e in caso di trivellazioni importanti è praticamente impossibile prevedere come cambierà il regime dei flussi idrici sotterranei». Si chiede dunque di valutare con attenzione le ripercussioni dei lavori innanzitutto sulla sorgente detta “Mirandola”, che alimenta un’azienda zootecnica, un caseificio e alcune abitazioni della zona. Gli altri rami della sorgente invece conducono a tre pozze perenni di valore naturalistico «che essendo ad un livello superiore rispetto al microtunnel, rischierebbero di prosciugarsi». Ma c’è anche una questione idrogeologica. A 80 metri dall’asse del microtunnel infatti c’è una frana attiva che desta timori «perché tale criticità non è stata esaminata negli elaborati di progetto presentati». «A nostro avviso – sottolineano i 5 Stelle – un movimento di acque sotterranee, potenzialmente innescato dalla perforazione del microtunnel, potrebbe compromettere la stabilità dell’intero versante. Non si capisce perché Snam voglia spostare il metanodotto dalla zona di Vaglio, caratterizzata da una frana quiescente (che non si muove da 50 anni), per portarlo in una zona con molte più criticità». Poi c’è il microtunnel in sé che non convince neanche nella seconda versione, dopo che la prima era stata bocciata anche dal geologo dell’Unione del Frignano. Il punto per i 5 Stelle è che la variante «partirebbe sempre dallo stesso pozzo di spinta, ma anziché passare attraverso il borgo storico di Casa Alfieri/Cornazzano, resterebbe più a valle (lato torrente Tiepido) sul versante est del monte, per una lunghezza di circa 300 metri e una profondità massima di circa 13. «Riteniamo che tale soluzione sia certamente peggiore della prima, in quanto si avvicina di più all’asse della sinclinale ed alle sorgenti affioranti a mezza costa». Oltre a ciò, in progetto «manca la descrizione accurata di quanti camion devono salire per le strette carreggiate» così come di quelli che devono portare in discarica il materiale di scavo. E poi «non si capisce dove verrà presa e quanta acqua servirà per raffreddare la fresa rotante di due metri di diametro che scaverà nella montagna». Il progetto continua a non convincere.
Daniele Montanari
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