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«Occorre fare di più per le case popolari: la richiesta è alta»

«Occorre fare di più per le case popolari: la richiesta è alta»

Un nuovo incontro a gennaio tra Caritas e Comune per tentare di costruire qualche proposta concreta sul tema delle politiche abitative per le fasce deboli della popolazione. Lo annuncia il direttore...

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Un nuovo incontro a gennaio tra Caritas e Comune per tentare di costruire qualche proposta concreta sul tema delle politiche abitative per le fasce deboli della popolazione. Lo annuncia il direttore della Caritas Stefano Facchini a seguito dell’incontro svoltosi con l’assessora Daniela Depietri, Acer, Sindacati, cooperative edilizie, amministratori, associazioni i inquilini, di piccoli proprietari e Unicapi. «Per noi il precedente incontro è stata occasione per tornare su alcuni nodi critici che già in passato avevamo evidenziato – spiega Facchini - In proporzione alla popolazione residente, il numero di case popolari di altri comuni medi o grandi della provincia, da un conteggio fatto in casa risulta che i dati siano i seguenti, mai smentiti: Carpi: una casa popolare ogni 113 abitanti; Modena: 1 ogni 69 abitanti; Sassuolo: 1 ogni 76; Mirandola: 1 ogni 82 (prima del terremoto). Il progetto di Agenzia sociale per l’affitto ha numeri piuttosto esigui: 12 alloggi. Dopo 10 anni di vita forse necessita di una radicale revisione se lo si vuole rendere strumento efficace di risposta ai bisogni abitativi. La Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi in questi anni ha fatto molto, sul piano assistenziale, mettendo a disposizione fondi. Sono mancate però risposte più durature al problema dell’abitare sociale. Non vi è stato alcun progetto di social housing per situazioni da collocare un gradino sopra la fascia popolare e un gradino sotto quella del libero mercato. È mancata la costituzione di un patrimonio immobiliare economico diffuso all’interno della città e dei paesi limitrofi; un progetto da gestire attraverso un proprio ente strumentale o tramite convenzione con un soggetto gestore esterno. Un progetto coraggioso potrebbe essere costituito dall’acquisto, a prezzi di saldo, di piani o palazzine un poco degradate all’interno della città. E’ inoltre da mettere in campo una ulteriore spesa per la mediazione sociale da attivare all’interno dei condomini di più difficile gestione. La Fondazione è chiamata in causa perché una operazione di questo tipo non può essere messa in atto dall’ente pubblico, a causa della particolare normativa che deve seguire l’ente pubblico per acquistare immobili. Il periodo che viviamo è difficile, ma proprio per questo motivo necessita di scelte coraggiose» conclude Facchini.

Serena Arbizzi

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