«Ridurrò le province da nove a quattro»
Bonaccini: «Anticipiamo la riforma entro il 2017». Reggio con Modena, Piacenza con Parma. La Romagna sarà accorpata
REGGIO EMILIA. L’Emilia-Romagna abolirà le province entro il 2017 anticipando la riforma costituzionale. Il neo presidente della Regione, Stefano Bonaccini, è intenzionato a bruciare sul tempo le altre regioni italiane avviando una rivoluzione amministrativa di concerto con il governo entro due anni al massimo. «Dobbiamo metterci subito al lavoro per avere in questa Regione non più le nove province attuali ma al massimo quattro aree vaste». Non si tratta solo di buoni propositi, secondo quanto appreso, visto che il confronto con Roma è già partito e porterà l’Emilia-Romagna a fare da apripista in Italia nel complesso processo di riordino dei livelli di governo territoriale.
MACRO AREE. Il progetto di area vasta è stato introdotto con la legge 7 aprile 2014 e supera il concetto di provincia: i comuni faranno riferimento ad un macro ente che gestirà bacini di cittadini molto ampi, coordinandosi con la Regione. «Lo sapete - ha detto ieri Bonaccini al Museo Cervi di Gattatico, dove era ospite durante la giornata di ricordo dell’eccidio del 1943 - sono uno che pensa che dovremmo arrivare alle aree vaste prima dello scadere dei due anni, termine entro il quale le province verranno cancellate in Costituzione se l’attuale riforma andrà avanti».
GLI ACCORPAMENTI. Il campanilismo, questa volta, dovrà essere messo davvero da parte. Il presidente della Regione - accompagnato ieri dal suo braccio destro Andrea Rossi, ex sindaco di Casalgrande - ha le idee chiare e la nuova geografia è praticamente definita. Reggio andrà con Modena all’interno della prima area vasta. Bologna farà gioco a sè, ma potrebbe “mangiarsi” Ferrara («anche se guarderebbe più alla Romagna, ma il suo destino non è ancora deciso» dice Bonaccini). Le tre province della riviera dovranno arrendersi alla creazione di unica area vasta che comprenderà Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena. Restano Parma e Piacenza, che dovrebbero rientrare nella quarta area vasta, anche se l’intenzione sarebbe quella di accorparle con Modena e Reggio sotto l’egida della Grande Emilia. «Ma le due province, però, vorrebbero restare fuori da questo quadro. Prima saranno accorpate tra loro: poi valuteremo altri passi in un secondo momento».
LA SEMPLIFICAZIONE. «Condivido l'idea di una riforma del governo che dice che in questo paese, come in molti altri paesi europei, si passi da quattro a tre livelli di governo: avremo solo Stato, Regioni e Comuni» taglia corto Bonaccini. «Anche questo significa sburocratizzare, semplificare e riordinare. Quindi le province saranno abolite».
IL NODO ESUBERI. Sono centinaia i lavoratori delle province ancora con il fiato sospeso e che rischiano il posto. «Quello che noi vorremmo fare è garantire che nessuno rimanga a casa o disoccupato. Ho già incontrato i sindacati confederali con i quali ho firmato un documento per l’istituzione di un tavolo di discussione permanente e di interlocuzione col governo, che si deve impegnare per trovare le soluzioni più adeguate affinché nessuno perda il lavoro. Entro qualche settimana scriveremo una legge che assegnerà le funzioni ai vari enti. Stiamo cercando di ottenere il miglior risultato possibile».
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