Bonaccini detta le priorità Saliera presidente, M5S fuori
Prima seduta dell’Assemblea Legislativa che ha eletto la candidata Pd col voto dell’opposizione ad eccezione dei Cinquestelle, esclusi dall’ufficio di presidenza. Occupazione e lavoro i primi impegni
È cominciata senza sorprese la decima legislatura del Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna: Simonetta Saliera, candidata del Partito democratico, è stata eletta alla presidenza dell'assemblea, anche se è mancata l'unanimità. Il Movimento 5 Stelle, infatti, ha deciso di astenersi precludendosi così la possibilità di avere un rappresentante nell'ufficio di presidenza. La Saliera, infatti, oltre che da Pd e Sel, è stata votata da Lega, Fi, Fdi e Altra Emilia-Romagna, mentre i cinque consiglieri a 5 stelle si sono astenuti. Una situazione che ha portato ad un ufficio di presidenza senza rappresentanti del movimento di Grillo: i due vice presidenti saranno infatti Ottavia Soncini, la più giovane eletta dal Pd, e Fabio Rainieri, segretario della Lega Nord Emilia. Matteo Rancan (Lega) e Yuri Torri (Sel) sono stati eletti segretari, Giorgio Pruccoli (Pd) e Tommaso Foti (Fdi) questori. «Ci aspettavamo di avere un rappresentante nell'ufficio di presidenza - ha detto Giulia Gibertoni, capogruppo del M5S - mentre il centrodestra ha di fatto costituito un maxigruppo. La nostra astensione era un segnale di apertura».
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I tre posti che il centrosinistra ha infatti lasciato alle opposizioni sono stati occupati grazie ai voti congiunti di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia. «Il M5s - ha detto il capogruppo Pd Paolo Calvano - ha scelto di stare sotto una campana di vetro, porsi con superiorità morale rispetto agli altri certo non aiuta». Nel suo discorso di insediamento Simonetta Saliera ha ricordato ai consiglieri la necessità di recuperare la fiducia dei cittadini, dopo che i nuovi organi della Regione sono stati eletti con un astensionismo superiore al 60% e di farlo attraverso il dialogo, senza ignorare associazioni e sindacati. «Non c'è bisogno - ha detto la presidente - di istituzioni e forze politiche abitate da mastini da combattimento, tarati sulla battuta più efficace per avere un titolo di giornale o zittire l'avversario». Con l'insediamento Stefano Bonaccini è diventato ufficialmente il presidente della Regione e, nel pomeriggio, ha firmato il provvedimento con cui ha nominato la sua giunta, già annunciata nei giorni scorsi. Illustrerà le sue linee programmatiche nella prossima seduta che dovrebbe essere convocata attorno alla metà di gennaio. Presto, probabilmente, il consiglio dovrà anche eleggere i propri tre rappresentanti per l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. La prima seduta dell'assemblea legislativa emiliano-romagnola è stata caratterizzata anche da una protesta dei lavoratori delle province dell'Usb che hanno fatto un presidio davanti alla sede. «La minaccia dell'applicazione del jobs act anche ai dipendenti pubblici - il loro messaggio - rende sempre più concreta la possibilità di licenziamenti di massa per 20.000 lavoratori delle province». I manifestanti hanno incontrato e parlato con molti consiglieri regionali e con il presidente Bonaccini. Bonaccini ha preso la parola anche in aula: «L'occupazione come nostro chiodo fisso e come nostra ossessione e, insieme a questo, garantire che anche l'ultimo della fila possa sempre tagliare il traguardo». «Sappiamo - ha spiegato il numero uno della giunta - che dobbiamo rimontare un grado di sfiducia molto alto verso le istituzioni, la politica ed i partiti. Credo che per fare questo bisogna fare bene il proprio dovere. Da un lato - ha continuato il governatore - dobbiamo mettere la sobrietà come pilastro e come precondizione insieme all'onestà e all'etica pubblica per dimostrare ai cittadini che ognuno di noi è li non per fare i propri interessi ma per fare quelli della comunità che rappresentiamo». Oltre a questo occorre anche «dare corso» alle «grandi aspettative che ci sono. La grande priorità che ha questa Regione, come il Paese, è - ha concluso Bonaccini - tornare a creare nuovi posti di lavoro. Sono convinto che abbiamo le condizioni e le forze per potercela fare. Spero che la legislatura che si è aperta oggi sia improntata sul dialogo, nel rispetto dei ruoli, ma fuori da un teatrino in cui si deve per forza urlare, perchè i cittadini non ne possono più di queste cose».
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