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Con Recuperandia a Carpi vola la solidarietà Migliaia di clienti

di Serena Arbizzi
Con Recuperandia a Carpi vola la solidarietà Migliaia di clienti

Nei punti vendita di Porta Aperta 600 scontrini a settimana «Prezzi per chi non ha mezzi e le donazioni aiutano i poveri»

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Oltre il 60% di famiglie italiane come principali acquirenti: una tendenza in crescita e in controtendenza rispetto al passato. Grazie al ricavato di questi acquisti si possono finanziare, tra le altre cose, le quasi 8mila sporte alimentari che Porta Aperta elargisce annualmente ai bisognosi. L’attività di Recuperandia non conosce sosta. Anzi, forte della nuova posizione in corso Fanti, pieno centro storico, per le feste natalizie, gli scontrini battuti sono tantissimi, così come numerose sono le persone che portano in dono oggetti di vario tipo, per contribuire ad attività con forte ricaduta sociale. «Accettiamo gli oggetti più vari, ad eccezione degli elettrodomestici di una certa grandezza, che prendiamo malvolentieri: è molto raro che siano in buone condizioni – spiega Massimo Melegari, responsabile di Recuperandia – Questi oggetti vengono proposti al pubblico a prezzi particolarmente concorrenziali: si va dagli abiti da bambino, che facciamo pagare 50 centesimi, fino a maglie a 1 euro. Questo perché sono beni necessari. Idem per piatti e stoviglie. Ci sono, invece, altre donazioni che mettiamo in vendita ad un prezzo di mercato. Ad esempio, tempo fa ci è stata consegnata una Lupetta degli anni Sessanta, ovvero, una Vespa giocattolo. Una chicca per i collezionisti che abbiamo venduto a 200 euro. Non per avidità ma perché grazie a tale somma abbiamo potuto ricevere un aiuto sostanzioso per le attività che svolgiamo come associazione Porta Aperta. In generale, ci avviciniamo a 600 scontrini alla settimana, ed oltre il 60% delle persone che acquistano da noi sono italiane: un’inversione di tendenza rispetto al passato. Occorre precisare, tuttavia, che non tutti sono in stato di necessità, ma c’è anche chi viene da noi perché sa di potere contribuire ad una giusta causa. Il ricavato delle vendite serve a finanziare diversi servizi offerti tramite il Centro d’ascolto: si va dalla distribuzione di alimenti, aiuti per pagare le utenze, voucher lavorativi. E abbiamo particolare bisogno di fondi: a livello europeo è stato fatto un passo indietro nel contribuire al Banco Alimentare e, talvolta, ci troviamo a dovere acquistare gli alimenti che distribuiamo al prezzo pagato da qualsiasi altro soggetto. A partire dal primo dicembre scorso, poi, e per sei mesi, due donne sinte saranno impegnate, con la formula del tirocinio formativo, presso il nostro magazzino di Recuperandia. Tale attività, promossa in collaborazione con la cooperativa Giravolta ed il Point-job, vede Agostina e Vanna occupate nella cernita dell’abbigliamento. L’iniziativa si inserisce nel solco della tradizione della nostra associazione, da sempre impegnata nel tentativo di favorire l’integrazione della comunità sinta nel territorio».

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