Confcommercio e il Natale low-cost: «Crisi peggiorata»
L’analisi sulle imprese mostra timidi segnali di ripresa nel settore alimentare. «Impossibile pagare nuove tasse»
Il Natale resta low cost, le imprese chiudono e la stangata è dietro l’angolo. È la fotografia di fine anno scattata dalla Confcommercio.
CONTA LA PROMOZIONE
Un’analisi condotta su imprese appartenenti alla confederazione ha mostrato come le vendite siano rimaste stabili nelle festività. Di per sé non un dato positivo: gli intervistati hanno speso in media 79 euro per l’abbigliamento contro i 140 euro del 2007. In media ne sono stati impiegati 71 per beni come accessori e profumeria. Meno della metà sono andati non solo per libri e giocattoli, ma anche per generi alimentari: 35 euro per cliente. Eppure, il 28% degli intervistati tra gli imprenditori del settore alimentare ha registrato un aumento nelle vendite. Un dato in controtendenza rispetto alla media generale, in cui solo il 15% ha visto miglioramenti dal 2013. In dettaglio, la marca è stata scelta unicamente nel 9% dei casi. Fattori più importanti sono la moda (14%), eventuali promozioni (15%), l’utilità (20%), la qualità (32%) e la convenienza (35%).
PIÙ CHIUSURE
La crisi nel terziario? È peggiorata, almeno leggendo il saldo annuale delle imprese iscritte. Quest’anno si stima che le aziende che hanno chiuso definitivamente i battenti siano state circa settecento più di quelle nate. Lo scorso anno erano state 574. Numeri che, se confermati, mostreranno una realtà peggiore rispetto sia alla Regione sia alla media nazionale. Il trend nella nostra provincia, infatti, sarebbe così cresciuto del 21,95% contro il 14,14% dell’Emilia Romagna (5.813 il saldo negativo dello scorso anno, 6.635 del 2014) e l’1,81% a livello di sistema Paese (76.489 e 77.874). Insomma, le imprese modenesi chiuderebbero più rapidamente rispetto alle altre. «C’è anche il problema della sicurezza - ha spiegato Massimo Malpighi, presidente di Ascom- Confcommercio Modena - visto che c’è la paura di aprire nuove attività. Abbiamo richiesto la certezza della pena, il presidio del territorio, più telecamere, più coordinazione e più attenzione. Non sono le nuove aperture a portare gettiti alla città, ma una serie di dinamiche per valorizzare le attività esistenti, contrastando il degrado urbano e presentandosi in modo adeguato all’Expo».
NUOVE TASSE? IMPENSABILI
Meno consumi, meno imprese, ma più aliquote e tasse? I rappresentanti di Confcommercio si domandano come tale equazione sia possibile, a livello locale e nazionale. «Le dichiarazioni del sindaco Muzzarelli fanno temere il peggio - ha ripreso Malpighi, parlando dei 7-8 milioni d’incremento di tasse per il 2015 - c’è il rischio che molti artigiani, commercianti e imprenditori chiudano la propria attività». Da Confcommercio è stato lanciato un appello per trovare le risorse in modo alternativo durante un incontro con il sindaco. «I tagli vanno fatti dove c’è lo spreco», ha ripreso Giorgio Vecchi, vicepresidente vicario dell’organo di rappresentanza. Ancora peggio rischia di accadere a livello nazionale da un aumento dell’Iva al 25,5% e dalle altre accise. Secondo Confcommercio, dal 2016 al 2018, i consumi si ridurrebbero di 65 miliardi di euro. «A Modena il valore sarebbe pari all’1% - ha ribadito Claudio Furini, direttore uscente dell’organismo - sarebbe massacrante per le nostre imprese». Si tratterebbe, in sostanza, di 650 milioni in meno di euro investiti per gli acquisti, oltre 215 l’anno. L’Expo? Un “treno da non perdere”, ma senza “polemiche surreali”. «La palazzina Vigarani? Un posto strategico», ha concluso Malpighi. Carlo Galassi, presidente provinciale uscente, ha difeso la formazione a tutte le età per creare lavoro.
Gabriele Farina
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