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La protesta dei dipendenti delle Province

La protesta dei dipendenti delle Province

Aria di sciopero in vista della riorganizzazione degli enti: «Gli esuberi rischiano il licenziamento»

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I 1.800 dipendenti provinciali in esubero in Emilia-Romagna non resteranno senza lavoro. ma difficilmente saranno tutti riassorbiti dalla Regione. È in buona sostanza questo l'esito dell'incontro di ieri mattina tra la delegazione del sindacato di base Usb e il neoeletto governatore Stefano Bonaccini, in occasione della prima seduta della nuova assemblea legislativa e il contemporaneo sit-in di protesta del sindacato davanti ai palazzi di viale Aldo Moro. A parlare con i manifestanti, al termine del consiglio regionale, sono andati anche i capigruppo di Pd, Lega Nord, M5s, Sel e L'Altra Emilia-Romagna (Paolo Calvano, Alan Fabbri, Giulia Gibertoni, Igor Taruffi e Piergiovanni Alleva), dopo che una delegazione di lavoratori ha “piantonato” la porta dell'assemblea legislativa per diversi minuti, fino a ottenere l'incontro. «Ad oggi ci sono le condizioni perchè nessuno resti senza lavoro», sottolinea Calvano, che ricorda come i dipendenti provinciali considerati in esubero «saranno ricollocati nei prossimi due anni nelle altre amministrazioni pubbliche. Anche per questo il governo ha deciso lo stop ai concorsi».

Sottolinea ancora il capogruppo Pd, «da parte del Pd c'è piena volontà di tenere aperto il dialogo e di fare la propria parte perchè gli impegni del governo si concretizzino», aggiunge Calvano. Il sindacato di base però non esce altrettanto tranquillo dai faccia a faccia.

«L'Usb è pronta a proseguire la mobilitazione, sia a livello locale che nazionale- si legge infatti in una nota- con un calendario che prevede già il 15 gennaio una protesta di tutti i lavoratori pubblici sotto la sede della Regione». È in programma poi «un'assemblea nazionale di tutti i delegati delle province per il 20 gennaio», mentre è già stato proclamato lo stato d'agitazione «che potrebbe condurre allo sciopero di tutti i dipendenti delle province». Il sindacato di base parla del «possibile licenziamento» dei 1.800 dipendenti in esubero e «la minaccia dell'applicazione del jobs act anche ai dipendenti pubblici, paventata da Renzi, rende sempre più concreta la possibilità di licenziamenti di massa per 20.000 lavoratori delle province e per tutti i futuri esuberi dichiarati dal governo». A Bonaccini, l'Usb ha chiesto «l'immediata apertura di tavoli di confronto, ribadendo la netta contrarietà al jobs act e proponendo come unica soluzione possibile l'assunzione da parte della Regione delle funzioni e dei lavoratori delle province soppresse».

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