Il vescovo celebra il patrono nella Pieve
Chiesa gremita per San Geminiano. Lanfranchi: «Felice delle novità che trovo a Nonantola»
NONANTOLA. La festa liturgica del 31 dicembre colloca San Silvestro Papa patrono di Nonantola. A lui è dedicata la Basilica Abbaziale, chiusa dal sisma del 2012, dove le spoglie del Santo sono custodite. La ricorrenza viene festeggiata con marcata solennità perché San Silvestro è compatrono con San Geminiano dal 1986, anno che segna la fusione delle diocesi di Modena e Nonantola in Arcidiocesi.
Di qui la valenza di un festeggiamento che ha visto, nella chiesa gremita della Pieve, anche numerosi modenesi in attesa del Te Deum.
È stato Antonio Lanfranchi, Arcivescovo Abbate, a presiedere tutta la liturgia, iniziata con la processione delle reliquie del Santo.
«È da tempo che non ci vediamo», ha esordito nel suo discorso di omelia rivolgendosi ai fedeli a proposito del suo recente e lungo ricovero.
«Sono molto lieto delle novità che trovo a Nonantola. Un nuovo sindaco, un nuovo parroco, priore del capitolo, canonico Alberto Zironi. La festa del patrono è sempre occasione grande per prendere coscienza di numerosi aspetti della vita di un cristiano. È una festa in cui vediamo incorniciati i valori da mettere a fondamento di tutta la vita relazionale. La famiglia, primo nucleo della società, innanzi tutto. I suoi sforzi, i suoi sacrifici, il suo impegno. La dedizione, il lavoro silenzioso di ogni giorno, sono esempio per tutti. È la normalità della stoffa degli affetti e dell’anima. Altro elemento che dà densità ad una festa patronale è la confessione, che non è solo sacramento ma ringraziamento. Ringraziamento del dono e per l’amore che si riceve. Voglio raccomandare alle vostre preghiere tutti coloro che, in questo anno che volge al termine, hanno arricchito e contribuito a dare un volto bello alla società con impegno e con il bene».
Dopo i vespri e la processione, la celebrazione eucaristica ha avuto il suo culmine nella benedizione alla città, impartita da Mons. Lanfranchi. Momento conclusivo è stato il Te Deum, antico canto a Dio in ringraziamento dei doni avuti nell'anno.
Il Coro di Redù, diretto da Stefano Moreali, e il Coro della Cappella Musicale Abbaziale, diretto da Paolo Zoboli, hanno accompagnato la cerimonia insieme ai figuranti del Palio dell’Abate, antico popolo della Partecipanza Agraria in vesti d'epoca medioevale.
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