Colpita da porta scorrevole al pronto soccorso
La 72enne aveva portato un’amica: «Nessun cartello segnala il pericolo». Ore di attesa
Incidente ieri al pronto soccorso del Policlinico per una 72enne modenese, Margherita F., che è rimasta ferita dopo una caduta provocata dall’apertura di una delle porti scorrevoli del reparto. L’episodio potrebbe avere conseguenze legali, dato che la donna ha parlato con la guardia giurata, ha fatto chiamare la Polizia di Stato che è arrivata sul posto e le ha consigliato di presentare un esposto. «In mattinata, intorno alle 10.30, ho accompagnato un’amica per un problema urgente, mi ero appoggiata un attimo al muro e all’improvviso hanno fatto scattare la porta scorrevole che mi ha colpito e gettato a terra. Ho subìto un brutto trauma al collo e mi hanno disteso su una barella perchè sospettavano un trauma cranico o una frattura; sono rimasta su quella barella per ore con un dolore lancinante. Su quel muro o sulla porta non c’era alcun cartello, nessuno aveva scritto di non appoggiarsi al muro, nessuno ha segnalato che l’apertura della porta poteva rivelarsi pericolosa. Poi, per ore nessun medico mi ha visto, nessuno mi ha chiesto nulla; peraltro sono stata operata di cuore, ho avuto una violenta tachicardia, non mi hanno fatto bere nemmeno un sorso d’acqua e non hanno voluto fare entrare mia figlia che voleva venire ad assistermi. Mi sono lamentata con il capo reparto e un medico mi ha risposto: “Ci sono troppi pazienti”. Sono furente, non si possono trattare così le persone. Peraltro, mentre ero qui ad attendere, ho visto anziani anch’essi costretti ad attendere ore senza assistenza, poco personale, pazienti trattati come oggetti. L’amica che ho accompagnato era stata dirottata dalla guardia medica, la quale l’ha poi rispedita al pronto soccorso in un rimpallo continuo di competenze; tutto senza prendere in considerazione che ha 81 anni ed è cardiopatica». Nel tardo pomeriggio Margherita F. era ancora sulla barella nei corridoi del pronto soccorso in attesa di accertamenti, è arrivata a casa intorno alle 20. «Sono situazioni assurde, incredibili, solo vivendole ci si rende conto di come possa essere organizzato male il servizio, che non riesce a prendersi realmente cura delle persone».
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