Così la chirurgia estetica cambia il volto a Modena
Dal “ritocchino” come regalo di compleanno, alle operazioni in anestesia totale Lo specialista Giorgio De Santis: «Ma i medici seri devono sapere dire di no»
Dopo oltre sette anni di lavori di restauro, recentemente le impalcature intorno al Duomo sono state tolte e i cittadini hanno finalmente potuto ammirare l'opera in tutta la sua bellezza. Prima c'era stato qualche crollo, in alcuni punti cresceva l'erba e il bel colore bianco della cattedrale era ricoperta da croste nere. Ora il Duomo è tornato a essere bello come un tempo e forse di più. Ringiovanito.
Con le stesse motivazioni, e con operazioni di restauro non meno impegnative, molte donne negli anni '90 e 2000 si affidavano a pesanti operazioni di chirurgia plastica o alle famose "punturine" di silicone tanto di moda qualche anno fa. Ora le tendenze nella chirurgia plastica estetica sono un po’ cambiate, anche a Modena, ma non è cambiata la voglia di inseguire un ideale di bellezza.
Ne abbiamo parlato con il prof. Giorgio De Santis, specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica del Policlinico di Modena e presidente eletto della Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica).
ADDIO AI LIFTING
«Nessuno fa più interventi chirurgici estetici invasivi al volto, i vecchi lifting per capirci. Adesso si usano interventi molto meno invasivi, perché oggi le donne non desiderano più la stigmata cicatriziale visibile. Quindi si fanno lifting settoriali, a bassa invasività. Questi sono molto diffusi».
Ma cosa si rifanno le modenesi? Il volto è al primo posto negli interventi ambulatoriali, quelli senza anestesia generale, tra i quali i più diffusi sono la blefaroplastica, cioè il ringiovanimento della pelle dell'occhio, e gli interventi sulle rughe. Insomma niente impalcature e ponteggi, ma ritocchini per togliersi qualche anno. Se invece parliamo di interventi di chirurgia veri e propri, cioè con anestesia generale, le cose cambiano.
«Modena rispecchia le tendenze nazionali, e dunque al primo posto c'è la mastoplastica additiva, cioè l'aumento del seno» spiega il prof. De Santis. «Seguono il lifting al seno, la mastoplastica riduttiva, gli interventi all'addome, le lipoaspirazioni, poi gli interventi al volto, ad esempio al naso. Gli interventi sul seno sono molto richiesti dai 20 anni in su, diciamo nella fascia delle 20/30enni che vogliono il seno più grosso di una taglia o due. Vengono anche ragazze molto giovani che lo chiedono come regalo di compleanno ai genitori».
NO AGLI ECCESSI
Ma in certi casi bisogna sapere anche dire no: «Il professionista serio deve saper frenare certi eccessi o gli interventi inutili, cioè che vanno contro la morfologia della persona. Faccio un esempio: se una ragazza di 20 anni è nata con un seno molto piccolo e questo le provoca un disagio talmente forte da influenzare la sua vita sociale, e magari la porta a riempirsi il reggiseno di cotone, allora quello è un intervento che ha senso. Sta semplicemente chiedendo di avere un attributo femminile normale. Viceversa, la ragazza che ha già un bel seno, una seconda o una terza, e solo per questioni di immagine, perché l'ha visto al cinema o sui giornali, vuole una quarta, allora in quel caso bisogna saperle dire di no. Anche perché può portare a problematiche future».
I COSTI DEGLI INTERVENTI
Tra le 30/40enni invece gli interventi più diffusi sono lifting al seno post allattamento e le addominoplastiche. Più si avanti con l'età e più gli interventi richiesti sono quelli che riguardano l'estetica del viso, molto diffusi tra le 50/60enni che vogliono fermare il tempo, lottare contro l'invecchiamento. La ricerca di una maggiore autostima e un certo grado di narcisismo sono forse i motivi che portano le persone in sala operatoria. Va specificato che questi interventi, non essendo legati a malattie, non sono coperti dal Servizio sanitario nazionale, quindi il paziente - o meglio "cliente" - ovviamente li paga di tasca propria.
«Un intervento per aumentare il seno può costare intorno ai 9mila euro» racconta De Santis. «In alcune regioni italiane c'è il problema della chirurgia sommersa, perché un intervento che la persona può fare qua, in un ambiente ospedaliero, con specialisti e il massimo della sicurezza, altrove può farlo in un ambiente tipo garage o sottoscala e pagarlo 2000-3000 euro».
A Modena però, trattandosi di una provincia benestante, questo fenomeno non sembrerebbe essere molto diffuso, perché chi vuole fare questo tipo di interventi di solito ha i soldi per farli e dunque non rinuncia alla sicurezza. È capitato però che molti interventi di quella che sarebbe meglio definire "medicina estetica" e non chirurgia, ovvero le famose "punturine", abbiano avuto negli anni conseguenze dannose.
I RISCHI DEL SILICONE
«C'è stato un periodo in cui si usavano a ruota libera i cosiddetti fillers, cioè le punture che servivano a togliere le rughe. Il problema è che spesso venivano fatti da non specialisti con materiale permanente, come il silicone. Al momento ottenevano risultati ottimi, ma dopo 10, 15 o 20 anni queste sostanze, non riassorbendosi, hanno interagito con l'organismo creando dei granulomi, delle lesioni».
Risultato: centinaia di donne, circa 800 dal 2009 a oggi, che si rivolgono al Policlinico - individuato dalla regione come Centro di riferimento regionale nella cura delle complicanze da fillers - con terribili rigonfiamenti sul volto, infezioni, lesioni, tumefazione, asimmetrie. Per diventare più belle o più giovani sono andate incontro non solo a un peggioramento estetico, ma anche a un peggioramento della salute e quindi della qualità della vita.
IL LASER “RIPARATORE”
«Le donne erano contente perché bastava una sola seduta e sul momento i risultati erano ottimi» spiega De Santis. «Solo dopo si sono scoperte le conseguenze. E dopo non è più una questione estetica, diventa una vera e propria patologia che richiede interventi più complessi. Noi abbiamo brevettato un sistema al laser che corregge almeno in parte queste lesioni senza interventi troppo invasivi. Questo ci ha reso conosciuti a livello nazionale, e vengono persone anche dall'estero per questo tipo di interventi correttivi».
Oggi errori del genere non dovrebbero capitare più, ma ci sono ancora abusi, eccessi, e il rischio che certe operazioni vengano affrontate in maniera superficiale in strutture non adeguate.
IL PROBLEMA SICUREZZA
«Io magari dico di no a un intervento, fornisco alla paziente dei consigli, ma poi cosa succede? Probabilmente la paziente va via e si rivolge da un'altra parte» continua De Santis. «Troverà sempre qualcuno con meno scrupoli che le dirà di sì. Noi consigliamo sempre di rivolgersi a strutture sicure, che siano in grado di affrontare qualsiasi tipo di complicanza, come infezioni o embolie. Ad esempio è importante che ci siano reparti chirurgici inseriti in strutture sanitarie con terapia intensiva. È capitato diverse volte che qualche medico, in locali più o meno fatiscenti, abbia eseguito attività cosmetiche di chirurgia banalizzandole, sottovalutandole. Poi sono risultate complicanze e si sono dovuti rivolgere al pronto soccorso».
Anche per questo motivo molte persone preferiscono affrontare questo tipo di interventi all'interno di una struttura come il Policlinico dato che, in caso di complicanze, si trovano già in un ospedale. A Modena le più note strutture private che praticano la chirurgia plastica estetica rispettano i requisiti richiesti. Ma potrebbe comunque capitare di trovare medici o strutture private non del tutto affidabili. Come capire se ci si sta affidando a professionisti poco seri?
«Io consiglio sempre di rivolgersi a medici specialisti. In Italia non è reato definirsi chirurghi plastici o chirurghi estetici, perché in realtà non esiste la figura del chirurgo estetico: esiste la specializzazione in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica. Il resto sono corsi. Dunque qualunque medico può autodefinirsi così. Ma uno specialista ha fatto almeno 5 anni in ospedale. Sono come le ore di volo per un pilota: meglio affidarsi a un pilota che, oltre ad avere il brevetto di volo, ha fatto un bel po' di esperienza».
GLI SCONTI SOSPETTI
Ci sono diversi elementi che dovrebbero far insospettire una persone nel momento in cui si rivolge a un chirurgo poco serio. Innanzitutto i prezzi. Se un intervento che normalmente costa 9mila euro quel medico lo fa pagare 2mila, è già sospetto. Se poi nello studio ha 450 attestati appesi alla parete, come le medaglie sulla divisa di certi militari, bisogna iniziare a diffidare. «Magari ha fatto un corso in Brasile e si è dato l'etichetta di chirurgo estetico. Ma non ha fatto anni di pronto soccorso e ospedale" conclude De Santis. "Anche formule di pagamento rateizzato devono far insospettire. Bisogna informarsi prima, controllare il sito internet della Sicpre, verificare che sia iscritto al registro degli specialisti, capire cioè se ha un background di formazione specialistica universitaria post laurea».
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