Via ai saldi invernali «Ma non sono più quelli di una volta...»
I negozianti sperano di vendere e “risanare” i magri bilanci ma ammettono: svendite tutto l’anno, il mercato è distorto
Nella giornata di ieri si è dato ufficialmente avvio ai saldi invernali. I negozi del centro storico, soprattutto quelli di abbigliamento e calzature, hanno esposto sulle loro vetrine cartelli e scritte colorate indicando il valore dello sconto, compreso tra il 30% e il 50%, sperando di attirare il maggior numero di clienti. L'auspicio di tutti? Vendere, vendere, vendere.
Le aspettative dei negozianti sono molto alte, in quanto sperano di risollevare l'ennesima stagione andata male, che ha visto pochi clienti entrare dalla porta del loro negozi e che ha totalizzato un discreto numero di regali di Natale, ma non tale da poter tirare un sospiro di sollievo.
C'è però da dire una cosa: se i commercianti si aspettano molto da questi saldi, c'è chi polemizza sui sconti troppo alti applicati già dal primo giorno. Ci sono infatti quelli che credono che alcuni concorrenti del settore giochino "sporco", aumentando il prezzo della marce per poter fare uno sconto maggiore al cliente. Ma l'inganno se c'è, può essere svelato. Infatti in molte città italiane, durante il periodo dei saldi i vigili urbani effettuato dei controlli a campione, fotografando, prima dell'inizio dei saldi, il prezzo della merce e successivamente controllando se tale prezzo è stato mantenuto anche con l'applicazione dello sconto, in maniera tale che i più furbetti non aumentino nemmeno di un euro il prezzo della loro merce.
Se la questione del rincaro rimane una sorta di leggenda metropolitana nota a tutti (a patto che non si scovi il colpevole con le mani nel sacco), c'è una questione più insidiosa che non va tanto giù ai commercianti quando di parla di saldi. Si tratta della cosiddetta liberalizzazione, che ha portato i negozianti ad applicare promozioni e svendite perenni distribuite su dodici mesi, vedendo la propria merce al 20% in meno, se non anche di più in alcuni casi.
La regolamentazione, come affermano i commercianti, porta in primo luogo ad adeguarsi a quanto fanno i concorrenti, per poter riuscire a vendere il proprio prodotto, soprattutto nei settori più competitivi come quello dell'abbigliamento. C'è chi però decide di non adeguarsi, aspettando il primo giorno dell'inizio dei saldi, come Daniela Maioli, titolare del negozio La Madeleine di Petra. «Nel rispetto dei miei clienti non ho mai applicato sconti prima dell'inizio dei saldi, sapendo che molti aspettano questa giornata. Ritengo inoltre che sconti troppo alti già dal primo giorno non siano veritieri. Questa perenne vendita di merce in offerta sta cambiando completamente le regole del mercato».
Promozioni e svendite 365 giorni l'anno creano un'altra distorsione al commercio e all'idea che si aveva prima dei saldi. Se più di una decina di anni fa si attendeva il fatidico giorno per poter comprare l'oggetto utile, ma anche solo tanto desiderato, con l'inizio dei saldi, ora l'attesa delle vendite di fine stagione non è più così sentita, perché si è ormai abituati a leggere sulle vetrine di tutti i negozi il fatidico "meno 20%".
Un altro aspetto che i negozianti tendono a precisare, che in questo caso li vede tutti uniti, è l'inizio sempre più anticipato del saldi di stagione e la loro prolungata durata. Se un tempo, i saldi duravano un mese e poco più e iniziavano ben dopo le festività natalizie, ora l'inizio ufficiale è collocato all'inizio dell'anno nuovo (per non parlare delle promozioni sotto Natale). «Le aspettative dei clienti sono sempre più alte e vengono create strane logiche di mercato. L'errore del commercio è quello di iniziare sempre prima la stagione dei saldi, facendo sì che i consumatori posticipino sempre di più i loro acquisti - spiega Ivano Roncaglia - Ciò che si è perso è quella rigidità e serietà che permetteva a tutti di lavorare in maniera chiara e trasparente».
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