Gazzetta di Modena

Modena

il lutto

È morto Giuseppe Neri, big dell’edilizia

di Saverio Cioce
È morto Giuseppe Neri, big dell’edilizia

Da sempre legato alla Fiat e al Cavallino ha realizzato le sedi degli edifici-simbolo. Creò dal nulla un gigante nel catering

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È morto mentre era al lavoro nel cantiere partito da pochi giorni alla Ferrari a Maranello, stroncato da un attacco cardiaco. È venuto così a mancare, a 76 anni, Giuseppe Neri, titolare della “Mario Neri spa”, uno dei protagonisti dell’imprenditoria modenese, un piccolo gigante dell’edilizia legato indissolubilmente alla presenza della Fiat a Modena e anche del Cavallino.

Nel suo ufficio, dove ieri pomeriggio c’erano ancora i documenti lasciati per lui dal mattino, campeggia una foto del 1986 con Enzo Ferrari che gli firma la dedica. Sul tavolo l’omaggio di Natale di sua nipote Simonetta, pure lei in azienda, con il calendario -agenda del 2015 e le foto dei suoi nove nipoti a fianco delle date di compleanno. Tutt’intorno souvenir ferraristi, da parti di carrozzeria ai cimeli alle foto. Lo smarrimento di tutti i presenti è palpabile: «È uscito stamattina come sempre per andare a un cantiere - dicono - Prima di mezzogiorno ci è arrivata la notizia che stava male».

Pochi minuti prima l’attacco cardiaco, il secondo nel giro di poche settimane. Giuseppe Neri era già stato ricoverato nella settimana prima di Natale ma alla vigilia della chiusura per le festività ha voluto tornare a casa per passare la festa in famiglia. «Sto bene, non preoccupatevi, qui non c’è più niente da fare»: così ha tagliato corto alle affettuose esortazioni dei suoi familiari che lo esortavano a riguardarsi. Ma il 24 dicembre è uscito dall’ospedale e anche nei giorni scorsi è ripassato dall’ufficio. La sua ultima creatura, la costruzione a Maranello del laboratorio dove si sperimenta il nuovo propulsore 4VD, lo assorbiva nel cuore e nella mente. Anche ieri mattina era lì: a un tratto si è portato una mano al petto e si è accasciato a terra. Subito la corsa dei suoi collaboratori, i primi soccorsi e i tentativi per rianimarlo, ma tutto è stato inutile.

Nel pomeriggio la salma è stata portata per la veglia nella sua casa di S.Maria Mugnano, a poca distanza dal Club europa ’92 e dalle strutture per l’ippica dove Pavarotti passava il tempo tra un concerto e l’altro. Ad accoglierlo per l’ultimo ritorno a casa la moglie Franca e le tre figlie, Cristiana (49 anni), Clementina (47) e Chiara (44) assieme ai mariti: tutti dipendenti dell’azienda, ovviamente, perchè per “papà Beppe”, come lo chiamavano, aveva una sua idea del mondo e del lavoro. La sua etica si tocca con mano non appena si varcano i cancelli della sede di via Indipendenza 12, dove la palazzina degli uffici è a fianco del deposito, a pochi passi dalla tangenziale. Nell’atrio con le pareti di vetro ci sono i vecchi strumenti da capomastro e da geometra, risalenti agli anni Trenta, quando padre e nonno diedero origine alla ditta che porta il suo nome. Alle pareti le sue foto, in un angolo la riproduzione di una fattura con la carta intestata: “Neri Mario fu Alfonso, Capi Mastri Muratori”. L’orgoglio del mestiere e di una professione che ha sempre vissuto con trasporto, identificandosi di volta in volta con le opere che costruiva. Una missione oltre che una passione che ha instillato nei collaboratori e anche alla famiglia. Quante sono oggi le aziende che sono in salute alla terza generazione e che tengono insieme a lavorare tutti i figli e consorti senza conflitti irrepafrabili? Per Giuseppe Neri, patriarca affettuosamente burbero, l’orgoglio era tutto lì, nella continuazione di un nome che a Modena era già diventato sinonimo di grandi capacità nel 1933, anno in cui la neonata ditta vinse l’appalto per trasferire la statua di re Vittorio Emaniele II dall’attuale piazza Garibaldi a piazzale Risorgimento.

I funerali si svolgeranno giovedì pomeriggio, 8 gennaio, nella chiesa di S.Benedetto Abate in piazzale don Giuseppe Dossetti, alle spalle del campus universitario.

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