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LA storia

Alberto Bertoni, il poeta che ama la “città ostile”

di Laura Solieri
Alberto Bertoni, il poeta che ama la “città ostile”

 Il professore e scrittore di versi ricorda gli anni della gioventù e e si racconta: «Modena genera una sfida vitale»

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«Scrivo volentieri quando piove. Ho questo ricordo di me a 12 anni: era il 1967, mi trovavo sulla spiaggia di Marina di Carrara, stava per piovere e scrissi la mia prima poesia, iniziava così: "Volano i gabbiani in un cielo senza senso…"».

Alberto Bertoni, classe 1955, insegnante di Letteratura italiana contemporanea all'Università di Bologna e poeta, racconta che alle scuole medie, quando iniziò a leggere i grandi poeti come Montale e Ungaretti, lo colpì il fatto che erano ancora vivi, che erano persone a cui potevi telefonare, che le poesie non erano scritte solo da persone morte.

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«Era il '67, periodo storico di grande fermento sociale e culturale, io avevo appena scoperto i Beatles, grazie al padre di un mio amico che aveva un negozio di dischi a Modena». Secondo Bertoni, la poesia si fa scrivere, viene e parla di quello che a livello inconscio vogliamo comunicare. Spesso in una situazione di malessere le parole fluiscono più facilmente sul foglio, l'essere stato male produce effetto sulla poesia, è brodo di cultura che diventa stimolo per la poesia.

«Ho la fortuna di avere un osservatorio privilegiato, quello dei miei studenti, di vedere i giovani da vicino: i ventenni di oggi spesso sanno poco o niente di cultura letteraria, però hanno un certo smalto, una voglia di cambiare certe opacità del linguaggio con carica di vitalità e nella poesia è questo ciò che conta. Ho grande fiducia in questo loro bisogno di esistere. Non amo gli esercizi di stilistica e cerco di trasmettere questo ai miei studenti. La poesia - afferma Bertoni - è la capacità di vedere in modo nuovo una cosa, di farti vivere uno slancio metafisico attraverso un testo che contenga un graffio in grado di spiazzare».

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Bertoni racconta che non potrebbe vivere in una città che non sia Modena: «Modena è una città economica, ostile alla poesia, che ha sempre trattato male i poeti, pensiamo ad esempio a Delfini e alle sue "Poesie della fine del mondo, del prima e del dopo". A Modena i poeti sono facilmente chiamati màt».

«Il mondo era pieno di pericoli/

e di ombre - tartarughe/

negli orti marini/

e a Modena tritoni/

mille braci notturne tra gli sciami/

di lucciole e zanzare, l'infinito/

gracidare delle rane. Nostra America, babbo/

nella fuga delle strade coi canali/

per mai più stando in braccio riascoltarli/

il frusciare di carta delle ossa/

l'aroma delle tue Nazionali».

Modena fa da scenografia alla raccolta di Alberto Bertoni "Ricordi di Alzheimer" dedicata al padre, il libro di poesia più letto e più autorevolmente recensito del poeta. «Modena è una città talmente antipoetica che diventa terreno di sfida e io mi sono divertito a sfidarla - sorride Bertoni - È una città perfetta per lavorare con la poesia perché genera una sfida vitale».

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