«Sì, siamo confinate nel recinto Una tradizione e non cambierà»
Anche Nosheen, attivista perseguitata per non aver indossato il velo, separata con le altre donne Non si scandalizza: «Più facile che cambino altri dettagli». Ma tra gli italiani monta la polemica
«Ho provato ad entrare dall’ingresso principale, ma mi hanno detto che le donne potevano accedere al circolo Graziosi per le celebrazioni della nascita di Maometto, passando per un’altra porta, diversa da quella degli uomini. Così ho dovuto entrare da un’altra parte». Questa l’esperienza di Nosheen Ilyas, pakistana, 31 anni, residente a Carpi da circa 13, che domenica ha partecipato alla commemorazione musulmana al circolo Graziosi, nella platea divisa a metà da una “barriera”: gli uomini da un parte e le donne “recintate dall’altra”. Anche lei ha dovuto adattarsi alla disposizione.
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La celebrazione di domenica Milad Jalus: questo il nome della festa che domenica si è svolta al circolo Graziosi di via Sigonio a Carpi. Durate questo appuntamento, strutturato in due momenti, si commemora, secondo la tradizione musulmana la nascita del profeta Maometto. L’incontro, organizzato dall’associazione Minhaj Al Quran ha visto un primo momento di convegno, in cui sul palco l’imam Mashadi Ulham Mustafa ha espresso una dura condanna a chi compie gesti terroristici di qualsiasi tipo in nome dell’Islam. Durante la seconda metà del pomeriggio, gli oltre ottocento musulmani presenti, sono partiti dal circolo formando una lunga serpentina, arrivata fino a piazza Martiri.
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Ma a suscitare enorme scalpore tra gli occidentali è stata la suddivisione in due parti della sala del Graziosi dove si è svolto il convegno: da una parte, dietro ad una serie di pannelli bianchi, erano state isolate le donne, che hanno dovuto entrare da un ingresso laterale differente. Dall’altra parte della sala, erano sedute centinaia di fedeli musulmani uomini. La stessa divisione fra maschi e femmine è stata mantenuta nel corteo: davanti gli uomini, dietro le donne. Nosheen è un’attivista nella comunità pakistana e per questo suo impegno, nel 2007, è stata minacciata di morte attraverso una lettera scritta in urdu. La sua colpa: aiutava le donne pakistane a studiare e si spendeva, come tuttora fa, per l’emancipazione dei bambini.
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Nosheen, le donne in disparte: “sarà sempre così”
«Uomini e donne, nell’Islam, vengono separati, per tradizione, durante gli appuntamenti di natura religiosa come quello di domenica scorsa al circolo Graziosi – spiega Nosheen, la quale è presidente dell’associazione culturale Labbaik e membro del consiglio educativo della consulta delle Terre d’Argine- Questo non cambierà mai, potranno cambiare altri aspetti, altri dettagli. Ma l’usanza di tenere le donne separate dagli uomini quando ci sono celebrazioni religiose, rimarrà per sempre, credo. Si tratta, però, di una questione culturale. Noi siamo sempre stati abituati a vedere questa separazione nei momenti di celebrazione religiosa. Del resto, io ho organizzato tanti appuntamenti di natura culturale, anche dopo il Ramadan, in cui si sta tutti insieme. Ed è anche il nome che ho scelto per l’associazione di cui sono presidente, Labbaik, che significa ‘uniti’».
Questa separazione fra uomini e donne secondo molti si chiama discriminazione…
«Alle donne pakistane va bene così. Sono più tranquille anche loro se si sentono isolate. Sono libere di allattare senza che lo sguardo di un uomo le metta in imbarazzo. Inoltre, nel corteo, possono intonare i loro canti, che sono diversi da quelli degli uomini. Così non ci si disturba…»
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Criticata perché non indossa il velo Nosheen, hai ricevuto altre minacce dopo il 2007? «Ho ricevuto e continuo a ricevere critiche perché sono troppo moderna – prosegue Nosheen – in pratica, perché mi rifiuto di indossare il velo tradizionale islamico, che ho messo, invece, domenica pomeriggio, per una questione di rispetto. In generale, però, credo che se una donna porta il velo ed è una scelta sua, non ci sia nulla di male… Uso i vestiti tipici pakistani perché incontrano il mio gusto personale e sono innamorata dei nostri colori. Delle minacce non ne ho più ricevute, però, ricordo il coraggio che mi hanno insegnato».
A Carpi, nelle ultime settimane sono comparsi manifesti con frasi attribuite a Ghandi, e al filosofo scozzese Thomas Carlyle, inneggianti Hussein. firmate dal profilo facebook di Al Asr Welfare Organization Carpi, che conta 400 adesioni.
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«Si tratta di ragazzi di un’associazione che promuove l’Islam moderato – conclude Nosheen – A Carpi ci sono 4/5 associazioni religiose, più la mia, di stampo culturale. Vogliono portare un messaggio di pace e anche io voglio organizzare un convegno per ribadire che non tutti i musulmani sono terroristi. Il nostro Islam è pacifico».
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