«Accettino la parità e la libertà»
Critiche al trattamento riservato dai fedeli di Maometto alla comunità femminile
Ha scatenato lo stupore dei carpigiani la divisione tra donne e uomini pakistani domenica scorsa al Graziosi e c’è chi non la accetta. Tra questi, anche Gianguido Tarabini, amministratore unico di Blufin, che punta il dito contro i «cosiddetti progressisti che permettono un trattamento così umiliante delle donne. È uno scandalo inaccettabile, così come non si può tollerare che dopo anni di lotte per la parità e di uomini e donne si possa fare passare una situazione simile. Chi viene qui deve accettare la nostra cultura e imparare il rispetto per le donne». Anche Bortolo Grillenzoni, già vice sindaco di Carpi dal 1975 al 1980 sostiene di non essere «d’accordo sulla separazione tra maschi e femmine durante le celebrazioni religiose islamiche». Marzia Saguatti e Angelo Zaniboni ritengono giusto fare un distinguo tra la pratica religiosa e le usanze che coinvolgono la sfera civile. «L’argomento è particolarmente complesso ed è difficile esprimere un giudizio di massima – commentano Saguatti e Zaniboni – Se è un’usanza religiosa alla quale c’è libero accesso ed ogni individuo può esprimersi autonomamente, non ci sono problemi. Ma, ovviamente, non saremmo d’accordo che questa usanza venisse imposta anche ad altri, al di fuori di quel credo religioso». Non accetta imposizioni nemmeno Armando Ieranna. «Fino a quando tale separazione rimane confinata entro le loro celebrazioni, siamo d’accordo – argomenta Ieranna – Non accetterei che mi venisse imposta. Credo, infatti, che sia opportuno sottolineare come in ogni paese si debba rispettare la tradizione di quello stesso paese. Io sono stato 6 mesi in Africa e ho dovuto adeguarmi…». Si scagliano contro le religioni, poi, Gino Setti e Igeo Balboni. «Tutte le religioni hanno comportamenti che non rispecchiano il mio sistema di vita – commentano entrambi – Tale ‘separazione’ stravolge i rapporti di coppia, ad esempio». Secondo Angela ed Elena Sogari, poi, «alcune donne che professano l’Islam si stanno rendendo conto della loro condizione, sono usate come macchine per fare figli». (s.a.)
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