Da Matteo Cambi al colosso indiano: Guru deve chiudere
La bancarotta dell’imprenditore, poi gli asiatici con investimenti senza successo: chiesto il concordato
La parabola dell’azienda Guru sembra declinare verso il punto più basso: il marchio della margherita lanciato 25 anni fa dal carpigiano Matteo Cambi è sfiorito al punto che l’azienda è ormai destinata alla chiusura, sommersa com’è da circa 80 milioni di debiti.
Nemmeno l’intervento del colosso indiano Brfl (Bombay Rayon Fashion Limited) è bastato per salvare il brand di abbigliamento che dal 2000 in poi aveva conosciuto per alcuni anni un successo strepitoso.
Il Gruppo indiano Brfl, gigante del settore tessile con circa 30mila dipendenti nel mondo, aveva assunto il controllo di Guru nel 2008 dopo il tracollo della gestione di Matteo Cambi, travolto anche da gravi problemi personali.
Il Gruppo indiano per il marchio della margherita aveva puntato sull’apertura di svariati negozi nel mondo: da Mumbai a Roma, da Firenze a Shanghai e dal 2010 al 2012 i punti vendita si sono moltiplicati: in Italia aperture anche a Palermo e Bari. Poi l’organizzazione di una serie di eventi legati al marchio.
Il Gruppo Brfl in questi ultimi anni ha finanziato i tentativi di rilancio del marchio Guru con liquidità fino a 63 milioni di euro ma ora pare sul punto di arrendersi prospettando la chiusura dell’attività.
Un chiaro segnale in questo senso deriva dalla richiesta di concordato preventivo presentata da Bombay Rayon Fashion Limited al tribunale di Parma, dove l’azienda ha sempre avuto sede. Il piano proposto dal gruppo indiano prevede un pagamento di circa il 10 per cento dell’indebitamento nell’arco di oltre quattro anni, piano su cui già c’è l’assenso del commissario giudiziale. Ora si resta in attesa di quello dei creditori, che verranno riuniti appositamente nei primi giorni del prossimo mese di febbraio. Difficile che la salvezza per il marchio della margherita possa arrivare da un acquirente e a quel punto l’unica prospettiva resterebbe la vendita di tutti i beni per una parziale soddisfazione dei creditori e l’inevitabile chiusura.
La nascita di Guru è datata 1999, quando il giovanissimo carpigiano Matteo Cambi e Gian Maria Montacchini lanciano da Parma una piccola produzione di magliette e felpe contraddistinte dal marchio della margherita: riscuotono un successo immediato fra i giovani e la mania di queste magliette dilaga sulle spiagge, nelle discoteche e tra i divi dello sport e della televisione.
Guru avvia una strategia di stabilizzazione dei risultati ottenuti. L’azienda si struttura per supportare la domanda di prodotti in continua crescita. La collezione si allarga anche ad altri capi, non solo T-shirt, felpe e camicie con la margherita, e nel 2002 il controllo completo dell’azienda passa a Matteo Cambi.
Dopo i calciatori nel 2004 arrivano i piloti, inizia il rapporto di sponsorizzazione con il Team Renault di Formula1 e l’anno dopo Fernando Alonso vince il titolo mondiale di Formula1 con il Team Renault-Guru.
Nel 2006 Guru partecipa per la prima volta a Pitti Immagine Uomo e nello stesso anno la distribuzione arriva a toccare, oltre all’Italia, anche Francia, Spagna, Portogallo, Isole Canarie, Grecia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Germania e Medio Oriente. Guru arriva al numero ragguardevole di circa tremila punti vendita nel mondo. Nel periodo successivo Matteo Cambi non riesce più a gestire il successo fino a precipitare nel 2008, anno in cui viene arrestato per bancarotta fraudolenta assieme a due amministratori dell’azienda.
Il marchio rimane però appetibile e suscita l’interesse del Gruppo indiano Brfl, che investe sul rilancio, operazione in cui ora ha dimostrato di non credere più rinunciando a una ricapitalizzazione divenuta ormai necessaria.
E ora l’involuzione in senso negativo che dovrebbe portare alla chiusura.
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