«Farmacie, presidi sanitari se riusciranno a resistere»
Silvana Casale, presidente Federfarma: «Non siamo più distributori di farmaci ci stiamo trasformando in multiservizi, ma i costi crescono e gli incassi calano»
Entro pochi anni le farmacie modenesi, in provincia, potrebbero cambiare volto; trasformandosi in un misto tra piccoli presidi sanitari, mini ambulatori, centro prenotazioni. Resta da capire se tutte le 176 attuali farmacie presenti sul territorio (presto saranno 203) arriveranno a vedere questa rivoluzione. C’è il serio pericolo, infatti, che molte rivendite di medicinali siano tagliate fuori dal mercato a causa dei costi di gestione elevati a fronte di introiti che vanno via via riducendosi. È il quadro che dipinge Silvana Casale, presidente di Federfarma Modena, che associa le farmacie private sul territorio
Dottoressa Casale in questi anni le farmacie stanno subendo un’importante trasformazione. Non siete più semplice distribuzione di farmaci, ma avete affiancato una serie di altri servizi in via di espansione.
«È vero, siamo anche altro. Il modello che in prospettiva cercheremo di raggiungere, a livello di servizio comporta aspetti amministrativi, di front office del Cup, raccolta di reperti, servizio diagnostici, autonalisi, molti di noi si vanno specializzando nella telemedicina, nei servizi di misurazione pressione, etc. Con il tempo ci interesserebbe arrivare ad un sistema in sinergia con il Servizio Sanitario che permette a ciascuna farmacia la presa in carico dei pazienti della zona di riferimento, che debbono essere periodicamente monitorati, per via delle patologie da cui sono affetti. Con un notevole risparmio per il servizio sanitario e una comodità per il paziente. Tutti servizi importanti che richiedono personale in grado di coprirli. Al tempo stesso, ricordo che andiamo verso un progressivo ampliamento degli orari di apertura. Sempre più numerose sono le farmacie che propongono l’h12: sono aperte ininterrottamente dalle 8 del mattino alle 20. E anche questo comporta costi di personale».
Si è sempre detto che chi ha una farmacia non ha problemi di tipo economico, è una delle attività che sicuramente rendono.
«Un tempo forse. Ora le cose sono cambiate per una serie di fattori. A cominciare dalla rete delle farmacie presenti sul territorio. Più aumenta il loro numero più calano gli introiti per gli altri. Se poi aggiungiamo il calo di fatturato per via dell’aumentato numero di farmaci equivalenti venduti, rispetto a quelli di brand, o l’espansione delle parafarmacie...» .
Ma il numero delle farmacie non è contingentato?
«La normativa prevede una distribuzione omogenea del loro numero sul territorio in relazione alla popolazione, unica eccezione per le zone particolarmente isolate o particolari come possono essere delle singole frazioni, per le quali in deroga vengono concesse delle aperture. Sinora era prevista una rivendita ogni 4mila 500 abitanti, adesso il limite è stato abbassato a un ogni 3mila 500. Quindi sul territorio arriveranno altre 27 farmacie in tutta la provincia, 9 di esse a Modena. Per contro abbiamo registrato un calo del 25% degli introiti. Per le piccole farmacie ci saranno problemi di sopravvivenza.
Per gli utenti non dovrebbe essere meglio?
«La gente chiede il servizio, però questo servizio ha un costo e deve essere sostenibile. Basti pensare alle risorse umane necessarie per garantire le aperture sempre più dilatate, l’eventuale turno notturno e tutte le altre prestazioni che eroghiamo. Teniamo presente che dobbiamo essere dotati di personale formato e aggiornato costantemente. Tutti costi a carico della farmacia».
Quanti sono gli addetti impiegati nelle farmacie modenesi
«In tutto 900 persone. Ma l’intera rete è organizzata come una grande rete che opera su tutta la provincia e in relazione con i magazzini che riforniscono le rivendite. Considerando anche le aziende che lavorano a supporto superiamo i mille addetti».
E il vostro volume di affari è calato?
«Dal 2009 al 2013 il fatturato è calato del 25% a causa della contrazione dei consumi di medicinali di brand. Le ricette sono aumentate, ma è calato il fatturato ».
Colpa degli equivalenti? «Non solo degli equivalenti. Il prezzo del farmaco di fascia A viene definito a livello centrale, quindi ci troviamo con farmaci che hanno un prezzo politico. Lo Stato abbassa i prezzi. Quindi nonostante aumentino le ricette gli introiti calano e lo Stato non sostiene i costi di implementazione della distribuzione diretta».
Quale identikit si può fare del modenese in farmacia?
«La popolazione che frequenta la farmacia con assidua presenza è ovviamente quella anziana, sono in aumento le patologie di tipo cronico che li riguardano. Poi certamente abbiamo anche fasce di clientela più giovane, ma ovviamente cambia il tipo di richiesta. Si tratta di clientela per lo più occasionale e per curare situazioni occasionali come raffreddori o influenza o per medicinali post-intervento e post-traumatico».
Che consigli si sente di dare ai modenesi nell’approccio con le farmacie e i farmaci in generale
«Prima cosa: ci deve essere la consapevolezza che si tratta di farmaci e non di sostanze alimentari. Ci vuole sempre un’estrema cautela. Una cosa da non fare è quella di utilizzare farmaci che si hanno in casa senza una precisa indicazione medica, o - peggio - utilizzarli per familiari. Un altro rischio pericolosissimo è quello dell’ “autodiagnosi” fenomeno in aumento da quando internet si è diffuso e in tanti invece di una telefonata al medico si limitano a digitare i sintomi su Google per avere risposte. Cosa sbagliata e pericolosa. La diagnosi la fa il medico: evitiamo tentazioni web e autodiagnosi. Peggio ancora, evitiamo di ordinare medicinali via internet. Vizio questo legato soprattutto a quei farmaci per aumentare prestazioni di tipo sessuale. Non si sa quello che ci arriva a casa e le conseguenze. Non è una difesa della categoria, ma della salute delle persone».
@andmarini
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