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Il macchinista «La linea resta vulnerabile»

Per le istituzioni, magistratura inclusa, il caso Bolognina è concluso, le responsabilità di chi non c’è più e la sicurezza della linea ferroviaria garantita dal doppio binario. Ma ogni anno, a...

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Per le istituzioni, magistratura inclusa, il caso Bolognina è concluso, le responsabilità di chi non c’è più e la sicurezza della linea ferroviaria garantita dal doppio binario. Ma ogni anno, a Bolognina, si riaprono ferite che le parole rassicuranti non riescono a soffocare. Anche il parroco, don Francesco, ha chiamato nella omelia ad una assunzione di responsabilità. E, laddove in quel freddo 7 gennaio si affannavano i soccorritori e si contavano morti e feriti oggi non c’è più alcun segno di pietà, di memoria. Neppure una timida croce. Solo due occasionali mazzi di fiori, lasciati anonimi e irraggiungibili dai parenti accanto ad una vicina recinzione, al passaggio a livello chiuso. La cerimonia e le funzioni si tengono alla Bolognina, nel parco del paese, qualche centinaio di metri più in là. Ma, come detto, la ferita da queste parti si riapre, sempre: «Sono un macchinista, e vi posso garantire che su questa linea i problemi ci sono ancora, perchè da San Felice a Nogara non è attivo il ripetitore del segnale, che ti avvisa del semaforo. Non solo, sè è vero che mnon c’è più il sistema scmt, che costringeva il macchinista a spingere un pedale ogni 55 secondi per tenerlo sveglio, oggi non ci sono più i due macchinisti, per risparmiare sul personale. E noi siamo fatti di carne, uno può stare male e se è da solo i rischi ci sono tutti...». (ase)

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