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«Per me non è un recinto ma soltanto rispetto»

«Per me non è un recinto ma soltanto rispetto»

Su Facebook una pioggia di commenti all’intervista di Nosheen, parlano anche due giovani islamiche: «Una tutela da sguardi maliziosi e dal disagio che creano»

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Sulla Gazzetta di ieri l'intervista di Nosheen, attivista perseguitata per non aver indossato il velo, dice: «Sarà sempre così. Uomini e donne, nell'Islam, vengono separati, per tradizione, durante gli appuntamenti di natura religiosa. Si tratta, però, di una questione culturale. Noi siamo sempre stati abituati a vedere questa separazione nei momenti di celebrazione religiosa».

Il caso è riferito a domenica scorsa. La celebrazione Milad Jalus: questo il nome della festa che si è svolta al circolo Graziosi di via Sigonio a Carpi. Durate questo appuntamento, strutturato in due momenti, si commemora, secondo la tradizione musulmana la nascita del profeta Maometto. L’incontro, organizzato dall’associazione Minhaj Al Quran ha visto un primo momento di convegno, in cui sul palco l’imam Mashadi Ulham Mustafa ha espresso una dura condanna a chi compie gesti terroristici di qualsiasi tipo in nome dell’Islam. Durante la seconda metà del pomeriggio, gli oltre ottocento musulmani presenti, sono partiti dal circolo formando una lunga serpentina, arrivata fino a piazza Martiri. Ma a suscitare enorme scalpore tra gli occidentali è stata la suddivisione in due parti della sala del Graziosi dove si è svolto il convegno: da una parte erano state sistemate le donne, che hanno dovuto entrare da un ingresso laterale differente

Questa separazione è un effetto grave? Se lo chiede la consigliera del Pd Federica Venturelli, la più giovane dell’aula, che chiama in causa due amiche, Amina Hafez e Zoe A. Farhat («persone che sicuramente conoscono la loro cultura», scrive su Facebook Venturelli) per capire se credono che «questa separazione sia un aspetto grave, da cambiare, perché discriminatorio nei confronti della donna, oppure se sia la solita boutade anti-islam che dimentica che la separazione uomini-donne durante le celebrazioni avviene anche nell’Ebraismo».

Un frase che sul social network più popolare ha creato un vero e proprio dibattito tra internauti e non solo. Le due ragazze chiamate in causa hanno anche risposto con grande libertà e chiarezza, dando un contributo prezioso alla discussione per farsi una idea precisa.

Scrive Amina Hafez: «Buona sera ragazzi, innanzitutto ringrazio Federica Venturelli per aver chiesto la mia conoscenza in merito in quanto musulmana. La donna nel Corano è protetta, avvolta, amata, privilegiata, rispettata come un gioiello, per questo, nel suo rispetto la si fa accomodare dietro agli uomini durante la preghiera poiché la posizione dell'inchino potrebbe farla imbarazzare se dietro vi sono uomini. Nelle sale di conferenze o dibattiti o come in questo caso delle cerimonie di preghiera la si fa accomodare sempre per questo motivo a volte con un separè che io personalmente non chiamo recinto. L'uomo se non vi sono posti a sufficienza rimane in piedi per cedere il suo posto alle donne. La donna può lavorare, dibattere, viaggiare, studiare, persino essere membro del parlamento, pensate che Khadija pace su di lei era la moglie del profeta e la più conosciuta commerciante del medio oriente. L’uomo se non ha la benedizione della moglie e viceversa, non entrano in paradiso nè l'uno nè l'altro. Lo sforzo della madre in quanto tale è compensato a tal punto che in una preghiera si dice che il paradiso è sotto ai piedi della donna . Poi troverete sempre chi per cultura e non (scritto maiuscolo) per quello che dice il Corano, che tratterà la donna come essere inferiore o brutalmente, ma questo è considerato un grande peccato nell'Islam. Vorrei trasmettere il messaggio che non dobbiamo infangare le religioni con quello che l’essere umano applica per sbaglio, un po' come se considerassimo i preti pedofili o le crociate parte del cristianesimo, non lo è perché il cristianesimo è una religione di amore e pace e così anche l'Islam».

Arriva anche il commento di Zoe A. Farhat: «A parer mio ogni caso è a sè, ci sono delle volte in cui la donna viene trattata come essere inferiore per colpa della cultura tribale (scritto maiuscolo) che non va confusa con l'Islam e con la parola di Mohammad, pace su di lui. Altre volte invece la donna viene separata dal uomo per tutelarla dagli sguardi maliziosi e dal disagio che questi creano, e vi garantisco che in queste situazioni mi ci sono trovata spesso ed essere stati divisi mi ha fatto sol piacere. Purtroppo in Italia la maggior parte degli uomini che vengono fanno parte di queste due categorie, o trattano la donna come se fosse un oggetto inferiore oppure sono così irrispettosi nei suoi confronti che per evitare che la donna si senta a disagio bisogna separarli. Vi garantisco però che nell' Islam la questione dei separè non esiste, gli uomini e le donne possono convivere tranquillamente senza il bisogno di essere separati, l'importante è che ci sia rispetto (scritto maiuscolo) reciproco, che si trattino come esseri umani e non come oggetti sessuali».

Chiude Federica Venturelli, che ha avuto il merito di scatenare la discussione: «A me ha sempre lasciato interdetta questa separazione. Se io sono uguale a te, e nel Corano l'uguaglianza ontologica c'è, perché non posso sedermi vicino a te? Una mia amica musulmana mi rispose che “è perchè le donne sono considerate come degli angeli e quindi da proteggere”». (d.b.)

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