Reparto di Oncologia polo d’eccellenza con oltre 800 malati
Sono i nuovi casi presi in cura in un anno dal “Ramazzini” Ma c’è il problema spazio per accoglienza e ambulatori
Ottocento nuovi casi e 6mila 150 giorni di degenza complessivi. Sono i dati riferiti al 2013 per il reparto di Oncologia del Ramazzini. E nel 2014, dati aggiornati a novembre, si registra già un più 5 per cento. Questa impressionante mole di nuovi malati va ovviamente ad aggiungersi a tutti coloro che erano già seguiti in precedenza dal reparto diretto dal dott. Fabrizio Artioli.
«L’incremento complessivo esiste, - spiega il primario - ma ovviamente non si può parlare di “epidemia”. Vi sono aumenti di pochi punti percentuali in alcuni tipi di tumore: il cancro ai polmoni nelle donne è aumentato del 2,5%; sono inoltre aumentati anche i tumori al pancreas e alla pelle. Stili di vita e alimentazione a volte incidono in modo significativo sulla possibilità di sviluppare la malattia».
Quali sono le eccellenze e le eventuali criticità del suo reparto?
«Abbiamo raggiunto livelli di eccellenza nella cura del tumore al seno, nel tumore della prostata e in quello del colon-retto. Per ogni caso puntiamo sull’approccio multidisciplinare. Relativamente al le criticità purtroppo devo dire che abbiamo una carenza di spazi, sia d’accoglienza sia ambulatoriali. Anche per questi motivi io ho sempre sostenuto la necessità di un nuovo ospedale per tutta l’area nord. Purtroppo le scelte sono andate in un’altra direzione».
Che rapporto avete, lei e il suo staff, con i malati?
«Cerchiamo di creare un’alleanza medico-paziente e di farci carico dei suoi problemi, tutti, in modo concreto. Il momento in cui il paziente viene informato della malattia è uno dei più delicati. Bisogna evitare le bugie, ma dire la verità in modo che il malato possa sopportarla. Poi non dimentichiamo che in medicina c’è sempre un margine d’incertezza da cui scaturisce una speranza. Abbiamo casi di persone che in base alle statistiche avevano aspettative di vita brevi, ma che dopo vent’anni sono ancora tra noi».
Le è mai capitato di parlare di morte, della possibilità di non farcela con i suoi malati?
«Sì, quando il malato si mostra aperto a questi temi non mi tiro indietro. Anche se sono credente mi rapporto in modo laico con chi me lo chiede. Uno dei miei argomenti è relativo alla qualità della vita che è sommamente più importante della quantità. Poi c’è anche chi mi chiede di non soffrire e su questo tema diamo garanzie totali».
Cosa pensa di terepie alternative, viaggi verso ospedali esteri...
«Io credo nella scienza, inoltre i nostri standard terapeutici sono in linea con quelli dei maggiori centri oncologici internazionali. Detto questo non abbandono i malati che hanno deciso di sperimentare altre strade».
Un giorno dal cancro si potrà guarire?
«Stile di vita sano, diagnosi precoce e terapia mirata hanno guarito o allungato la vita a tante persone. Non dobbiamo però credere che in futuro sarà scoperta una pillola “magica” che curerà tutti i tumori. Ogni tipo di cancro necessita di approcci terapeutici diversi».
Da medico cosa direbbe ai politici per questo 2015?
«Incentivate e detassate le donazioni: la Sanità ne avrebbe enormi vantaggi»
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