Salme dimenticate, fenomeno in crescita
Problemi con gli stranieri per le procedure d’identificazione e i costi dei rimpatri: collette di amici o paga il Comune
MODENA. Salme dimenticate per mesi nelle celle refrigerate dell’Istituto di Medicina Legale o, in alcuni casi, bloccate per molto tempo in attesa di un’identificazione che tarda ad arrivare.
In altri casi invece i corpi dei defunti restano ad aspettare che le famiglie facciano sapere cosa vogliono fare dei resti mortali dei loro congiunti perchè, com’è capitato sempre più di frequente, mancano i soldi per la sepoltura e si preferisce affidare la tumulazione alla mano pubblica. E in questo caso le esequie sono ridotte al minimo essenziale: bara, trasporto, e sepoltura in campo. L’identità del defunto è affidata anch’essa a economiche indicazioni davanti al tumulo.
È questa, in termini generali, la situazione che si trova ad affrontare il Comune di Modena attraverso i servizi cimiteriali. Ma in prima linea ci sono gli specialisti dell’Istituto di Medicina Legale che lavorano in una struttura dove hanno competenze policlinico, Università e Comune, ognuno per il proprio ambito.
«I numeri non sono molto alti - spiega il direttore attualmente responsabile della struttura, Enrico Silingardi - Ma il fenomeno delle salme lasciate per lungo tempo in custodia prima dei funerali è destinato ad aumentare. Basta vedere il numero degli stranieri residenti in città per capire cosa accede in caso di morte. Le spese per il trasporto della salma nel paese d’origine sono alte e le famiglie sono in difficoltà. Spesso ci chiedono di custodirle per diverso tempo perché stanno organizzando collette per trovare i soldi per il rimpatrio. Ma a volte succede anche con gli italiani, come in un caso avvenuto l’anno scorso. In quel caso si trattò di un nostro connazionale, senza famiglia nè parenti, per cui si fecero vivi alcuni amici dal centro Italia, chiedendo tempo per organizzare una raccolta fondi per pagare i funerali».
Il fenomeno delle salme abbandonate è in crescita e sono in parecchi, tra gli addetti ai lavori, a chiedersi se non sia il caso di procedure a un riordino dell’intera materia con una delibera apposita.
Per ora si naviga a vista. Quando c’è il decesso di uno sconosciuto, se è italiano viene dirottato sulle dodici celle refrigerate delle Camere Ardenti al Policlinico, se si tratta di stranieri allora si trova la sistemazione presso le dodici celle di Medicina Legale. In quest’ultimo caso partono gli accertamenti attraverso il Viminale e la Farnesina per verificare o trovare l’identità esatta del defunto. E una volta trovata la famiglia cominciano le trattative, per il rimpatrio della salma o la sepoltura in campo a S.Cataldo.
I 24 posti complessivi sembravano più che sufficienti sino a che il terremoto del 2012 ha fatto cadere anche queste certezze. Nel giro di due giorni sono state occupate 17 celle da altrettanti cadaveri a disposizione per le necroscopie e gli accertamenti medico legali.
Di fatto qual’è la situazione oggi? Una volta che si accerta che non esistono alternative con le famiglie d’origine, dopo alcuni mesi il caso viene segnalato al Comune che attiva le procedure per la sepoltura d’ufficio. Le onoranze funebri convenzionate effettuano, con tariffe predeterminate, i trasporti al cimitero con la bara. Il problema dei costi durante la permanenza nelle celle di fatto non esiste perché gli impianti refrigeranti sono sempre in funzione, per ospitare anche per pochi giorni le salme in attesa dei funerali.
Quanto alla ricerca dell’identità la situazione è più complicata. L’arrivo continuo di clandestini che viaggiano sui camion fa arrivare sulle nostre strade e autostrade persone che arrivano ufficialmente senza documenti.
E quando vengono investiti lungo l’autostrada, com’è capitato, tra i traumi e l’anonimato obbligatorio l’identificazione diventa quasi una missione impossibile.
Saverio Cio ce
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