Gazzetta di Modena

Modena

IL CASO

Straniero e malato? Comuni e Ausl ti danno una casa

di Francesco Dondi
Straniero e malato? Comuni e Ausl ti danno una casa

Un protocollo prevede un servizio residenziale di assistenza La questura dovrà essere celere nei permessi di soggiorno

3 MINUTI DI LETTURA





Duemila e 200 procedure di sfratto registrate nel 2014, un’emergenza casa infinita, file ai servizi sociali per ottenere una sistemazione quantomeno dignitosa soprattutto per le fasce più indigenti e senza distinzione di provenienza, la crescita esponenziale dei senzatetto. Ma in una fase così complessa ecco arrivare anche un protocollo organizzativo per la “gestione di dimissioni ospedaliere - Problematiche riguardanti cittadini stranieri privi di residenza”. Lo hanno ratificato Provincia, Ausl, Policlinico, Comune di Modena, Questura e tutte le cinque Unioni del territorio.

Se da un punto di vista umano l’idea affonda le radici nella Dichiarazione Universale dei diritti Umane dell’Onu e nella Convenzione per la Salvaguardia dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa e in tutti quei principi successivi a tutela dell’immigrazione, da un punto di vista operativo la scelta di sancire un protocollo operativo e vincolante farà discutere, soprattutto chi attende da anni una casa in cui vivere.

Il nocciolo della questione è garantire a stranieri adulti, privi di una residenza e appena dimessi dalle strutture sanitarie modenesi, cure mediche post-ospedaliere con condizioni soggettive di autonomia fisica e sostegno sanitario e assistenziale in condizione di non autosufficienza.

E per garantire tutto ciò i firmatari dell’accordo si impegnano a “predisporre, unitamente ai servizi sanitari e sociali del distretto competente, il progetto socio-assistenziale e socio-sanitario, al fine di assicurare la necessaria tutela in fase di dimissione, comprendente gli aspetti di accoglienza abitativa o altra soluzione residenziale legata alla durata del progetto o alle necessità di cura dell’utente”.

Semplificando: lo straniero ricoverato in ospedale viene intervistato una settimana prima delle dimissioni. Se ha qualche parente o amico presso cui effettuare il decorso medico domiciliare allora seguirà il percorso naturale, ma se si dovesse trovare senza alcun familiare e amici e non dovesse avere una residenza sicura, allora scatterà tutta la strategia di protezione sociale con la ricerca di un alloggio. Certo, è ben specificato che casa o qualsiasi altra soluzione residenziale durerà fino alla conclusione della riabilitazione sanitaria, ma viste le difficoltà che quotidianamente i proprietari di abitazioni si trovano ad affrontare con gli utenti morosi, qualche dubbio legittimo rimane.

Un ruolo prioritario, oltre al mondo dei servizi sociali, lo avrà anche la questura per quanto riguarda il rilascio dei permessi di soggiorno. L’ufficio “si impegna a trattare in via prioritaria con il responsabile locale del caso, situazioni con patologie particolarmente gravi e a rischio di vita”.

Cosa accadrà da questo momento in poi? Lo dovrà stabilire un tavolo tecnico chiamato a monitorare la situazione e a calibrarla sulle reali esigenze emerse. Ma in un frangente in cui l’accesso ai servizi ospedalieri degli stranieri è sempre maggiore - per una serie di fattori che talvolta di strettamente necessario hanno ben poco - anche la risposta abitativa dovrà essere rivalutata.

@francescodondi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google