Gruppo casa: risorsa per disabili mentali
A Modena 7 appartamenti e 2 comunità con settanta ospiti. L’Inserimento Eterofamiliare e il progetto Budget di Salute
Vi siete mai chiesti dove vivono le persone che sono state recluse nei manicomi e che, una volta che questi sono stati chiusi, non hanno potuto essere accolte dalle proprie famiglie di provenienza? Per capire quali soluzioni, negli ultimi anni, sono state adottate abbiamo incontrato Nadia Marchesini, operatrice del Servizio di Salute Mentale dell'Azienda Usl di Modena e componente del “Gruppo casa” che si occupa proprio degli inserimenti delle persone con disabilità mentale nelle strutture a disposizione esistenti sul nostro territorio.
«A Modena - ci spiega Nadia - esistono attualmente sette appartamenti e due comunità presso le quali sono ospitate complessivamente settanta persone, strutture integrate con gli altri servizi territoriali che si prendono cura delle persone con disabilità mentali, come i Centri di Salute Mentale, i Centri Diurni e i Day Hospital. Generalmente, l'ingresso in un appartamento o in una comunità porta ad una stabilizzazione del quadro psico-patologico della persona e a una riduzione della frequenza dei ricoveri».
« A questo miglioramento - prosegue Nadia - dovrebbe far seguito un percorso evolutivo e quindi la dimissione dalla struttura. Non tutte le persone che escono da questo cammino, però, hanno la fortuna di trovare un'adeguata collocazione abitativa, in primo luogo a causa degli affitti spesso troppo alti. Sarebbe quindi auspicabile una maggior attenzione da parte delle amministrazioni locali nel sostenere, anche economicamente, queste persone».
Il Gruppo Casa, di cui fai parte, aiuta le persone con disagio psichico a scegliere dove e come vivere dopo essere state dimesse dalle strutture. Quali sono le esperienze più innovative attive a Modena?
«Ci sono almeno due progetti innovativi in corso. Il primo è il cosiddetto Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti con disagio psichico (IESA), attivo già da qualche anno, grazie a un accordo tra l'Associazione Rosa Bianca, il Dipartimento di Salute Mentale e il Comune. Lo IESA prevede l'accoglienza della persona con difficoltà in una famiglia diversa da quella di origine per condividere vita, affetti, consuetudini e relazioni. Nel 2013 sono state coinvolte nel progetto diciotto famiglie e dodici pazienti».
E il secondo progetto? Di che cosa si tratta?
«È il Budget di Salute, istituito dalla Regione Emilia Romagna nel 2011 e attivato a Modena nel corso dell'ultimo anno. La persona con disabilità mentale, in questo caso, viene messa al centro di un percorso personalizzato di riabilitazione, grazie a risorse della persona stessa, dei servizi sociali, di quelli sanitari e delle associazioni di volontariato. In questo modo, le soluzioni sono sempre incentrate sui bisogni del singolo soggetto che ha la garanzia di essere protagonista del proprio percorso terapeutico».
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