Modenese diffonde una fatwa sui fotografi
Mirandolese convertito pubblica su Facebook un filmato di 50 secondi in cui uno sceicco lancia l’anatema e li maledice. La Digos indaga
“Allah ha maledetto i fotografi. Non fotografare, né con il cellulare né con altro! Maledetto, maledetto maledetto. Non permettiamo questo! Chi lo fa ha peccato”. È la maledizione, la fatwa, che appare sulla pagina Facebook di Fabio Esposti, il 39enne mirandolese che vive nella piccola frazione mantovana di San Giacomo delle Segnate. L’uomo è ora più che mai monitorato dalle forze dell’ordine dopo i crimini di Parigi, dopo l’assassinio di dodici persone tra giornalisti ed agenti nell’assalto a Charlie Hebdo: il nostro operaio metalmeccanico ora disoccupato causa crisi è stato recentemente inserito in un elenco del ministero dell’Interno, redatto dai servizi di sicurezza, che accosta una quarantina di italiani ad ambienti vicini alla Jihad islamica.
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Da quando ha abbracciato la fede islamica Fabio Esposti si fa chiamare Yahya Salafi e con questo nuovo nome appare sul suo profilo di Facebook sulla cui pagina, quasi quotidianamente, riporta versetti, riprende citazioni religiose, condivide filmati e precetti che altri siti di comunità islamiche postano per diffonderli ai fedeli.
Domenica scorsa si è scagliato contro i media. Contro i fotografi che “saranno castigati nel giorno della resurrezione”. Un monito che il 39enne ha condiviso dalla pagina di Facebook “La Retta via”, un sito di cultura islamica dalla cui pagina è possibile anche collegarsi in diretta con la Mecca e seguire avvenimenti religiosi.
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La maledizione è contenuta in un filmato di 50 secondi in cui questa viene scandita in lingua araba e appaiono i sottotitoli in italiano. Autore di questo anatema uno sceicco, Saleh As Suhaymi, un sapiente famoso nel mondo musulmano, e anche un insegnante nel Masjid An-nabawi (la moschea del Profeta) nel Madinah.
Insomma una fatwa. Non proprio una condanna a morte, ma un anatema. Come infatti spiega Wikipedia, «nella concezione popolare moderna, il termine fatwa è spesso interpretato come sentenza di condanna a morte di una persona da parte della comunità islamica. Sebbene questo sia uno dei possibili significati, non è però uno dei più comuni, e molti musulmani si ritengono irritati da un simile indebito accostamento tra fatwa e “pena capitale” da parte degli occidentali.
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La fatwa può infatti riguardare pressoché qualunque aspetto della vita individuale, delle norme sociali e religiose, della guerra e della politica del mondo islamico. Nei 1.400 anni di storia musulmana, milioni di fatwa sono state emesse su innumerevoli situazioni quotidiane, come il matrimonio, gli affari economici e le questioni private. Tuttavia, un assai limitato numero di esse riguarda argomenti ben più controversi, come il jihad e i dhimmi, e sebbene siano emanate perlopiù da improvvisati e irrituali “dotti” fondamentalisti, tendono a ricevere molta più attenzione da parte dei mezzi di comunicazione non islamici, a causa dei loro importanti riflessi politici».
Comunque sia, il messaggio dello sceicco viene diffuso anche dalla pagina Facebook del mirandolese in questi giorni in cui l’attacco contro i media è stato mortale.
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Ecco il testo del messaggio: «Abbiamo avvertito più di una volta contro fare le fotografie Allah ha maledetto i fotografi, non fotografare! nè con il cellulare nè con altro! Non permettiamo questo! e chi lo fa ha peccato! Dico, il messaggero (che Allah lo elogi e lo protegga da ogni male) ha detto: “Allah ha maledetto i fotografi!” Maledetto! Maledetto! Maledetto! Avete capito cosa vuol dire? Questo è il detto del Messaggero (che Allah lo elogi e lo protegga da ogni male). E disse anche: coloro che saranno castigati severamente il giorno della resurrezione sono i fotografi (o quelli che fanno foto) Per ciò non perdono a nessuno chi – mi – fa foto con il cellulare o con altro! Allora cancellala! Altrimenti invoco Allah contro di te!».
La Digos modenese ha ottenuto nuovo materiale informativo sul mirandolese e sta monitorando in stretta collaborazione con i colleghi mantovani questo operaio disoccupato dalla vita familiare assai complicata.
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