Un luogo dove trovare affetti i casi di Trento e Latiano
“Le persone, più che di una casa, hanno bisogno di in luogo in cui investire degli affetti” e questo a volte è possibile come dimostrato dalle due positive esperienze pilota che sono state realizzate...
“Le persone, più che di una casa, hanno bisogno di in luogo in cui investire degli affetti” e questo a volte è possibile come dimostrato dalle due positive esperienze pilota che sono state realizzate a Trento e a Latiano, un comune del Brindisino.
Anche durante l'ultima edizione di “Màt”, la Settimana della Salute Mentale che si è svolta proprio a Modena alcune settimane fa, si è parlato e discusso molto dei problemi legati alle nuove forme di residenzialità per le persone che soffrono di problemi psichiatrici. In modo particolare è stata l'occasione per ascoltare, dalla viva voce dei protagonisti, il resoconto di alcune importanti esperienze residenziali realizzate in via sperimentale in Italia. Tra gli altri, sono due i progetti che, a nostro parere, lanciano una nuova idea di residenzialità legata alle persone con problemi di salute mentale e meritano quindi di essere citati.
Il primo progetto è stato avviato a Latiano, un paese in provincia di Brindisi, e vede quattro persone coinvolte nella cogestione di un appartamento col supporto di alcuni volontari (i cosiddetti SEPE, acronimo di Soci Esperti Per Esperienza). Molto efficace, in questo caso, è l'aspetto riabilitativo di questo tipo di esperienza, senza contare che «far vivere quattro persone in un appartamento costa sicuramente meno che collocarle in una struttura tradizionale" sottolinea una volontaria che partecipa attivamente all’attuazione del progetto. Un'esperienza, quella di Latiano, che è stata resa possibile anche grazie all'associazione di utenti che collaborava già alla gestione del Centro diurno dello stesso Comune.
La seconda esperienza è nata invece a Trento dove il Dipartimento di Salute Mentale ha fatto sul territorio un lavoro di mappatura per individuare le diverse possibilità abitative offerte dallo stesso territorio e consentire così alle persone di scegliere dove vivere. L'idea ispiratrice che ha guidato questa realizzazione è stata che «le persone, più che di una casa, hanno bisogno di in luogo in cui investire degli affetti». È partita così un'esperienza di co-housing che, col supporto dei Servizi Sociali, vede protagoniste sia persone immigrate che persone con disagio mentale. «Andare a vivere con persone con disagio mentale non è stata una cosa facile da accettare, ma, affrontando le difficoltà insieme, stiamo imparando gli uni dagli altri» racconta un migrante inserito nel progetto. E questo fa ben sperare sul raggiungimento di risultati di inserimento che siano positivi per entrambi i gruppi soggetti coinvolti in questa esperienza.
Lucia Pellegrino
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