Come fare il primo passo
Davanti a Parigi, all’incubo che anche le nostre città, i nostri paesi possano diventare Parigi senza che nessuno di noi sia neppure Charlie, vien sì da sentirsi come diceva il...
Davanti a Parigi, all’incubo che anche le nostre città, i nostri paesi possano diventare Parigi senza che nessuno di noi sia neppure Charlie, vien sì da sentirsi come diceva il poeta: che “tutto si è rotto nel mondo, non resta che il silenzio”. E solo un silenzio intimo, di riflessione e comprensione di noi e degli altri, può oggi individualmente ricondurci a una speranza. Che però non può prescindere dalla parola: a partire da chi fa informazione e magari anche satira, da chi ha responsabilità (e molte amnesie) nelle istituzioni, ma soprattutto da chi è guida spirituale delle comunità che s’intrecciano nelle nostre strade, piazze, scuole, fabbriche e oggi fanno ancora un po’, molta, più fatica a incontrarsi.
Con la stessa sincerità con cui una settimana fa la Gazzetta ha messo un “non mi piace” alle foto delle musulmane “recintate” a Carpi per separarle in pubblico dai maschi della stessa fede, non vogliamo oggi che tutti i presenti in quella sala (come chi non era lì, ma condivide lo stesso credo e le stesse espressioni anche discutibili di una cultura diversa) siano superficialmente o strumentalmente accomunati in qualsiasi modo a chi si vuole e professa martire di una guerra santa e invece è solo assassino della nostra convivenza civile. Così come non vogliamo che nessuno tra noi sia considerato un oppressore infedele, da convertire, piegare o annientare in nome di una presunta missione per conto di qualche frainteso dio.
È difficile, sì, molto: ma abbiamo tutti un passo da fare verso l’altro, una parola da dire e una da ascoltare, per giungere prima possibile a non dire più “noi” e “loro”, a distinguere ma non a respingere reciprocamente, immaginando un impossibile, insensato ultimo (e comunque violento) grado di separazione. Il primo passo sarebbe bello lo facessero proprio i pastori più illuminati di questo gregge impazzito, lontano da un ovile: possibilmente insieme, individuando nel confronto aperto se non nella preghiera un terreno comune di comprensione e fratellanza. Come ad accogliere l’invocazione di un altro poeta: che “per altri innocenti, per altro furore s’accenda la prima, la stessa parola d’amore che ci fu tolta: domani”.
@engraz
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google