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Silver: «Il rischio è che si scateni la rappresaglia»

Silver: «Il rischio è che si scateni la rappresaglia»

Il fumettista papà di Lupo Alberto  all’istituto Levi torna sui fatti di Parigi: «Non bisogna cedere alla violenza»

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VIGNOLA. «Temo che si possano innescare reazioni idiote a un gesto idiota: si stanno già profilando campagne propagandistiche inaccettabili. L'unico modo per difendersi è studiare la realtà, così da combattere l'imbecillità dilagante». È il cuore del messaggio lanciato ieri agli studenti dell'istituto Levi di Vignola da Guido Silvestri, in arte Silver, in un incontro voluto dal preside Omer Bonezzi, amico del papà di Lupo Alberto dai tempi delle superiori. Doveva essere l'occasione per ricordare i 40 anni dell'icona fumettistica ma inevitabilmente è stata anche l’occasione per riflettere sui fatti di Parigi. «Quello che è successo – ha detto Silvestri – è inconcepibile. Potevo capire, anche se non certo giustificare, l’attacco a un obiettivo militare, ma a un organo d'informazione, per giunta di satira... Davvero mi ha fatto molta impressione». Da autore di fumetto, Silver è stato coinvolto: «Mi hanno chiesto se il Charlie Hebdo sia stato eccessivo, tale in qualche modo da scatenare una reazione violenta. La mia risposta è no: la satira non può essere limitata né dal pensare comune né dal buongusto. Charlie Hebdo potrà anche aver fatto cose di cattivo gusto, ma è un diritto della satira. L'unica censura possibile è quella del lettore, che ha facoltà di acquistare o meno. Per questo difendo ogni forma di espressione scritta o disegnata». C'è stato spazio anche per l'argomento “ufficiale” dell'incontro: i 40 anni di Lupo Alberto e della fattoria McKenzie, la genesi di un mito del fumetto. «Ho cominciato a pensare che avrei fatto questo mestiere a 12-13 anni». Allora però il fumetto era bistrattato: «All'istituto d'arte era bandito - ha ricordato - perché ritenuto un sottogenere non confacente alla dignità della scuola. Ora è diverso, è tra le grandi forme d'espressione. Ma nonostante ciò, quando a 60 anni mi chiedono che lavoro faccio e dico il fumettista, ancora c'è chi mi guarda con sospetto». Tutto nacque mentre andava a scuola: «Spostandomi in corriera da Correggio a Modena, passavo per le campagne piene di fattorie e pollai. Fu così che, cullato dal rollio del pullman, cominciai a sognare di galline, conigli e... lupi!». Ma la svolta avvenne alla seconda striscia: «Non sapevo più come proseguire. Poi pensai al ribaltamento della situazione: un lupo che, presa la gallina dal recinto, fugge nel bosco non per mangiarla ma per appartarsi con lei perché ne è innamorato. Così sì che la storia poteva andare avanti». Quarant'anni con una freschezza che sembra di ieri.

Daniele Montanari

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