Case popolari, come si assegnano?
Lo chiede un 49enne, ammalato e con due figli. «Il mio stipendio non basta più»
«Non ho nessuna invidia per gli immigrati ma vorrei sapere dagli assistenti sociali e dall'assessore ai servizi sociali con quali metodi vengono assegnate le case popolari alle famiglie bisognose, con che criterio gli stranieri vengono prima di noi italiani?». A proporre questo interrogativo S.B., 49enne originario della Calabria, domiciliato in un appartamento privato disagiato e pieno di umidità, in via Cavallotti, padre di due figli e attualmente anche con una malattia ai polmoni. «Non ho invidia – assicura – per quello che ha ricevuto l'extracomunitario che viveva in un appartamento vicino al mio. Anche lui con famiglia e figli, anche lui con gli stessi problemi di umidità. Ma a lui, che ha fatto ricorso ai Servizi Sociali come me, dopo una ispezione da parte dei vigili, è stata trovata una alternativa». L'uomo, a causa della malattia, non riesce a lavorare con continuità e per questo è in arretrato di qualche mensilità nell'affitto verso il proprietario, che gli chiede i soldi anche per un intervento di risanamento. «Ho chiesto un colloquio con l'assessore ai servizi sociali – continua nel suo racconto – ma l'offerta è stata di 2000 euro per il pagamento della cauzione non appena avessi trovato una alternativa all'appartamento dove vivo adesso. Avrei anche accettato ma quando vado in giro a chiedere una casa mi vengono richieste delle rassicurazioni e la mia busta paga da sola, visto che mia moglie non lavora, non è sufficiente. Tra l'altro il mio stipendio, in questi ultimi tempi, è anche calato a causa della malattia, per cui le agenzie non rilevano le condizioni per trovarmi un appartamento». L'uomo ha trovato un ripiego per evitare di utilizzare le zone più umide della casa, mandando dai nonni uno dei figli. «È stato necessario – ha detto – grazie alla disponibilità dei nonni, mandare uno dei figli in Calabria, per evitare che anche altri della famiglia si ammalassero. Ma non può continuare così davvero».
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