Il teatro Pavarotti usato per nozze civili
Dopo il celebre matrimonio del “maestro” e di Nicoletta, l’evento si è ripetuto sabato, con il sì della figlia del direttore di Ert
Vuoi sposarti al teatro comunale “Pavarotti” di Modena, uno dei templi regionali e nazionali dell’architettura, della musica e dell’arte? Si può fare. Sì, proprio come fecero il “Maestro” e Nicoletta Mantovani, in un indimenticabile 13 dicembre del 2003, quando Modena tornò al centro della notorietà nazionale, in un’occasione che unì l’arte al gossip. Furono nozze davvero speciali. Finora l’unico caso conosciuto e pacificamente accettato, vista la notorietà dell’artista che poi ha dato il nome allo stesso teatro. E che quel teatro - considerato uno dei tre più belli e importanti della regione - ha anzi contribuito a rendere così celebre nel mondo.
La storia si è ripetuta - fatte le debite proporzioni - giusto sabato scorso, quando il fatidico sì l’ha pronunciato la figlia di Pietro Valenti, conosciuto, stimato e potente direttore di Ert, Emilia Romagna Teatro, l’ente che gestisce tanti teatri.
La nuova famiglia è nata con un rito civile (officiato quindi da una autorità comunale) tra Federica e Giampaolo Grassi. Federica Valenti non è solo figlia di uno degli uomini più significativi del mondo della cultura, in regione. Ma è anche giornalista, oggi in servizio presso l’agenzia Agi di Milano, così come il marito, a sua volta è giornalista dell’Ansa di Firenze. Una cerimonia, la loro, che doveva rimanere sostanzialmente riservata agli interessati, ma che non ha impedito a quanti passavano in via Canalgrande di notare quell’insolito via vai di ospiti, molti venuti da fuori, e abiti da cerimonia.
E - ci mancherebbe... - di suscitare anche qualche perplessità. Un po’ per il cognome della sposa e la veste del papà. Un po’ perché la Fondazione che oggi gestisce il teatro (i cui soci sono il Comune di Modena e la Fondazione Cassa di Risparmio) consente l’affitto della struttura per ospitare spettacoli di altre compagnie, ma gli spazi sono ristretti, le attese lunghe e i calendari che ne derivano vanno di anno in anno. E un po’ perché Ert tra tanti teatri non gestisce direttamente il comunale Pavarotti. Ma, a spulciare il bilancio della Cassa di Risparmio, riceve dalla Cassa (socio del teatro) cifre importanti: 360mila euro nell’ultimo bilancio pubblicato. È ovvio però che l’operazione matrimonio non è frutto di alcuna grossolana faciloneria. Gli atti giustificativi ci sono, figurarsi. Ad esempio ai finanziatori della struttura sono consentite dalla stessa Fondazione Teatro - anche qui previa valutazione e “filtraggio” - serate dedicate ai loro eventi privati. Non solo, giusto qualche mese fa il consiglio direttivo (presieduto dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli e composto di altri 4 membri nominati dal Comune e dalla Fondazione Cassa) ha deliberato la possibilità di concedere il teatro Pavarotti per eventi, nei quali potesse essere incluso evidentemente anche un matrimonio civile.
Così, adesso che è risaputo, tante coppie modenesi e non potranno valutare come ambientazione delle loro nozze questa nobile sede. E potranno ringraziare la nuova famiglia Valenti-Grassi per avere reso esplicita questa possibilità. Viva gli sposi, dunque, e viva i modenesi che si sposeranno al comunale Pavarotti. (ase)
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